domenica 30 dicembre 2007

Chiedersi il perchè


blog.blogosfere.it/.../punto_interrogativo.jpg






Chiedersi il perché

Chiedersi il perché
il perché delle cose

L’ultima volta che vi siete guardati dentro
pregato in silenzio
sapendo, da sempre
di avere una risposta a tutto

La vita ti prende
ti illude di darti qualcosa
senza che tu abbia il tempo
di domandarti il perché

Chiudi gli occhi
porti le mani verso la faccia
ti vorresti nascondere
come fanno i cani
e anche tu lasci fuori la coda

Chiedersi il perché
il perché delle cose

Mentre i giorni passano
e la vita si consuma
come un cencio
buttato lì, a terra
che nessuno raccoglie
nessuno che si chiede il perché

Cambieranno molte cose
e cambieremo anche noi
tanto da non riconoscerci più

La notte di S. Silvestro
prenderà il sopravvento sul giorno,
brinderemo al nuovo anno
e continueremo a chiederci il perché

(Giovanni Prati)

Copyright 2007 – da “ Aldebaran” Giovanni Prati

Il mio cane non si chiede il significato della vita. Può darsi che si preoccupi se la colazione è in ritardo, ma non sta lì seduta (è una femmina) a domandarsi se sarà mai realizzata, liberata o illuminata. Cibo e carezze le bastano. Noi esseri umani non assomigliamo ai cani, abbiamo una mente egocentrica che ci procura montagne di guai. Se non capiamo l’errore del nostro modo di pensare, la nostra coscienza di sé, che è la più grande benedizione, si trasforma nella nostra rovina.
Tutti, chi più chi meno, sentiamo la vita difficile, incomprensibile e opprimente. Anche quando tutto va bene, come ogni tanto succede, ci facciamo prendere dall’ansa che la situazione possa cambiare. A seconda della storia personale approdiamo all’età adulta con sentimenti contraddittori riguardo alla vita. Se affermassi che la nostra vita è perfetta così, già piena e totale, mi dareste per matta. Nessuno ritiene di vivere una vita perfetta, eppure qualcosa dentro di noi sa che siamo senza confini, senza limiti. Ci troviamo intrappolati nella contraddizione di sentire la vita come un rompicapo insolubile, fonte di grande dolore, e nello stesso tempo di percepirne confusamente la sconfinatezza, l’ampiezza illimitata. Così cerchiamo una risposta al puzzle.

( Zen Quotidiano – Amore e lavoro- Charlotte Joko Beck- Ed.Ubaldini )

Il mio cane…

Il più delle volte ci troviamo di fronte a fatti della vita cui non sappiamo dare spiegazioni. Eppure, ci ostiniamo a cercare il perchè nelle cose, soprattutto, quando queste si presentano nel modo più semplice.

Ai tanti perchè, si vengono ad aggiungere i nostri - se io fossi, se avessi fatto, se mi capiterà un’altra volta… -

Continuiamo a porci delle domande, il più delle volte, quando queste non avrebbero alcun bisogno di essere poste, e poco, invece, riflettiamo davanti a fatti importanti della vita, ancor meno lo facciamo in modo preventivo.

Fra poche ore, tra un augurio e l’altro, il mio cane mi vedrà brindare al nuovo anno, e si domanderà il perchè.

- Perchè la nostra vita possa essere migliore - gli risponderò - almeno quanto la tua…, anche con un po’ meno cibo, ma con qualche carezza in più-.

( Un pensiero di Giovanni Prati)

domenica 9 dicembre 2007

Sui tuoi passi



img78.imageshack.us/.../9048/malinconia21xm1.jpg
.
.
.
Sui tuoi passi

Accade sempre prima di partire
che il tanto desiderato bisogno di trovar sé stessi
si realizzi per un attimo

Come nel sogno
che nella notte ti avvolge, ti penetra
e frettolosamente fugge con l’alba del mattino

Nel buio più intenso e vuoto
un filo di luce
illumina quel piccolo spazio di realtà
nel quale tu ti cerchi , ma non ti trovi

Accade sempre prima di partire
rendersi conto che qualcosa viene lasciato

Una parte di sé stessi
anche la più piccola parte
con la quale tu possa dire
da qui sono passato


(Giovanni Prati)

Copyright 2003 – da “ Ancora più in là, ed oltre …” Giovanni Prati



Un giorno avremo tante pietre e nessuna anima

(don Primo Mazzolari)


Accade sempre prima di partire…

Quante volte ci siamo trovati a dover lasciare un luogo caro, una persona amata, per necessità o bisogno, o solo perché qualcosa dentro di noi ci diceva che dovevamo farlo, senza che ci domandassimo il perché, e per dove.

La vita ci porta a ricercare noi stessi sempre da un'altra parte, ed ogni volta che ci allontaniamo in questa ricerca, lasciamo, dietro di noi, qualcosa di noi.

Il nostro sé, non trova pace, ha bisogno di sentirsi parte di qualcosa, ma non sa di che cosa.

A volte le persone si lasciano per potersi ricordare, per desiderare ed amare di più; così accade quando ci si allontana dalla terra natia per andare alla ricerca di un lavoro migliore, lasciandosi dietro il ricordo, di come si era, sapendo che alla fine, un giorno, lì si ritornerà.

Ti ricordi…, com’eravamo, i luoghi dove abbiamo passato la nostra giovinezza, vissuto i primi amori, subito le inaspettate sconfitte.

Col passare del tempo la notte s’impossessa sempre più dei nostri sogni e dei ricordi, lasciati liberi con le prime luci del mattino.

Un giorno avremo tante pietre su cui scrivere il nostro nome e nessuna anima da ricordare.

Il nostro sé, ci avrà lasciato, non potrà più ritornare.

( Un pensiero di Giovanni Prati)

domenica 11 novembre 2007

L'inesistenza


i6.photobucket.com/.../grimwomyn/Iraq-11L.jpg


L’inesistenza

L’uomo non potrà dimenticare la vita con la morte
rivedrà come in un sogno la sua vita
gli si presenteranno davanti le immagini della sua felicità
della sua tristezza
gli sembrerà di aver vissuto un attimo
di essere stato una parola tra le tante parole della gente

Si sentirà inutile e debole
e chiederà aiuto

Chiederà aiuto ma non lo troverà
negli occhi compassionevoli della gente
non lo troverà fra le sue cose
non lo troverà nei suoi ricordi

Lo troverà nella pace
nella pace di tutte le cose
nell’erba verde dei prati
nel sole tanto lontano e immenso
lo sentirà dentro questo sole
lo sentirà suo
sentirà che questo sole sarà sempre suo dopo la morte
sentirà che questo sole sarà la vita, la morte, la felicità
e tutto ciò che non ha potuto avere prima

Sentirà i suoi raggi chiudergli gli occhi ,
piano e dolcemente
e fra l’inno supremo dell’universo
si metterà a camminare, a volare
e arriverà,
arriverà

E non sarà più solo
e non sarà più triste
e non sarà altro ,che uno tra i tanti

(Giovanni Prati)

Copyright 2003 – da “ Ancora più in là, ed oltre …” Giovanni Prati





E quando egli si presenterà a Dio, io sarò inevitabilmente dietro di lui, coinvolto nell’esame e nella valutazione della sua vita, in positivo o in negativo. Anche se lui sarà mio figlio o il figlio di mio figlio, anche se lo conoscevo appena o non l’avevo mai conosciuto, io sarò chiamato con lui, nel momento conosciuto, io sarò chiamato a lui, nel momento del suo giudizio, se in qualche modo, diretto o indiretto, ho potuto influire sulla sua vita. Anch’io dovrò rispondere per lui. Perché egli è nato da un soffio di Dio su qualche cellula d’uomo, ha assunto specificità propria, ma io facevo parte di quel mondo esterno che ha partecipato alla sua specificità. Ed egli sarebbe stato diverso se io avessi dato una testimonianza, una presenza, un’azione diretta.
Anche se io non avessi voluto, avrei influito su di lui con l’assenza della mia testimonianza. Non mi era concesso di non essere presente.
E se poi egli è mio figlio, sangue mio, carne mia, che ha succhiato fin dal primo istante il mio comportamento,la mia attenzione, i miei problemi, le mie stranezze, la mia fede, la mia bontà o la mia collera, la mia onestà e coerenza, la mia serenità o i miei capricci?
Non c’è passione o ambizione o lusinga che valga la pena di essere seguita e adorata se questa mi distrae dal mio cammino verso lo sviluppo vero della mia vita e della mia testimonianza di vita a tutti i fratelli, prossimi o lontani, alla cui vita partecipo, volente o nolente.
Perché tutto passa, la macchina si ferma, il corpo muore e il Signore mi domanderà: - Ti ho dato un soffio di vita eterna, come me lo riporti adesso?
E quando si presenterà a lui il mio fratello, il Signore chiamerà e mi dirà: Avevo fame e mi hai dato da mangiare…- Oppure: - Avevo fame e non mi hai dato da mangiare…-.
E io gli chiederò- Ma quando, Signore, ho fatto questo?-
Egli mi risponderà:- Tutto quel che hai fatto a questo tuo fratello lo hai fatto a me. Perché io ero con lui con il mio soffio di vita—

( Angelo Sampaolo- E se il tempo sparisse? Riflessioni sul senso della vita- ed. Paoline)


La terra, vista da distanze lunari, è così bella, così tranquilla, così in pace , che se non avessimo saputo quali sono i suoi problemi, dico la verità, avremmo creduto soltanto a un piccolo mondo silenzioso, pacifico, solitario.

(Frank Bormann)



L’uomo non potrà dimenticare la vita con la morte…

Sarà vero che alla fine della nostra vita, lunga o corta che sia, ci troveremo di fronte a qualcuno a cui dovremo rendere conto di ciò che abbiamo fatto, per quello che siamo stati?
Forse, prima e dopo di noi, altro non c’è che il nulla e, quindi, nulla ricorderemo di noi, come ora non ricordiamo, ciò che era stato di noi prima di questa nostra vita.
L’inesistenza è qualcosa che ci appartiene, che non ci abbandona.

Il peso dell’inesistenza, dell’esistere anche dopo.
La paura di affrontare la morte, e la non conoscenza del dopo.
Ci sarà poi un dopo?
Ci sarà una ricompensa nell’Aldilà per i giusti, per i buoni, o il tutto sarà stato solo un inganno, un costrutto della nostra mente?

Un anziano accetta questo passaggio con maggiore serenità, sa della vita più di quanto si può conoscere della morte, e trovandosi di fronte al bivio, non ha più paura di fare il grande passo. Per quanto grande è il dolore di lasciare ciò che si ama, la morte diventa, per lui, sempre più parte della vita, a tal punto da sentirla un tutt’uno con essa.
Il giovane, il bambino, il neonato, non ha ancora la piena conoscenza della vita, quindi a lui non appartiene nulla della morte.
Accade spesso che le cose si presentino in modo diverso, e che la morte sopraggiunga prima ancora dell’aver vissuto per intero la propria vita.
E questo non ha giustificazione alcuna, quando avviene per mano dello stesso uomo.
Spero solo che queste piccole creature, una volta davanti a Dio, non si ritrovino ad essere sole, anche lì, l’una tra le tante, ma che possano godere di tutta quella felicità che non hanno potuto avere prima.

L’uomo non potrà dimenticare la vita con la morte…, sempre che l’abbia potuta vivere per quel tanto, per quel poco, per quel soffio di Dio.
( Un pensiero di Giovanni Prati)

sabato 27 ottobre 2007

Preghiera



Preghiera

Parole che possono portare disagio
altro non posso fare
che essere sincero con me stesso

Queste lacrime
che il sole più non asciuga

Aspetto paziente
su questo colle
in attesa che cada una stella
a braccia aperte prego

Chissà se un giorno
lungo la strada
ti rincontrerò
o ti avrò perso per sempre

Ogni uomo racchiude tanti sogni

Ad una, ad una
si spengono le luci della città
prima che faccia buio
cercherò riparo
dietro questa collina
ove si respira ancora aria buona

Aspettando che venga giorno
senza aver paura della notte


(Giovanni Prati)
Copyright 2007 – da “ Aldebaran” Giovanni Prati

Hai scelto me
Oh no
Quando capita.
Ho scelto te
non lo so
quando capita
so che mi sento diverso
quasi disperso
hai scelto me
e adesso che... e ...
ho scelto te
amore mio
se ti capita fa
che sia tutto diverso...
Fa che sia tutto diverso
c'e un uomo perso
sul treno che
precipita...
che un cielo terso
accendi il blu
se tu...
Hai scelto me
passa di qui
se ti capita
(Zucchero)
.
.
.
“ Io non credo, mi disse…
ci sono mille e mille aspetti della vita che mi fanno pensare.
A volte è difficile avere fede, quando ci si trova davanti a tanto dolore e povertà, eppure, anche in questi luoghi di sofferenza spesso vi si trovano persone buone d’animo, che si sacrificano senza chiedere niente in cambio, quasi avessero un debito verso sé stessi, da dover sanare.
Quando si tocca il dolore con mano, diventa difficile dare una risposta ai tanti perché “.
Mi sarebbe piaciuto fosse venuto con me sul colle, ma le sue gambe erano stanche e il cammino era molto lungo e in salita.
“ Quando arriverai sul colle”, mi disse, “ fermati a parlare con Lui”.
Una volta, giunto lassù, solo la città sotto di me; era diversa da come l’avevo sempre vista. Le luci delle case ad una ad una si spegnevano, mentre le ombre calavano e giungeva la notte, non capivo cosa mi avesse portato sino lì. Mi ritornavano alla mente quelle parole, che quel vecchio mi aveva pronunciato poco prima. Ero solo, come sempre ero stato nella mia vita, a guardarmi dentro, a capire in fondo chi ero e come avevo speso il mio tempo.
Abbassai gli occhi, poco dopo, li alzai al cielo, le nuvole si stavano diradando e iniziavano a comparire le prime stelle, tutto era in ordine. Ad un passo dal Paradiso, pensai, si respira aria buona. Chissà se un giorno lungo la strada lo rincontrerò, o lo avrò perso per sempre. Se stanotte cadrà una stella, il mio desiderio, forse, si avvererà.
“ Io non credo, mi disse…, ma prego ogni giorno, anche per te.
Passa di qui, se ti capita. “
( Un pensiero di Giovanni Prati)

lunedì 22 ottobre 2007

Un violino stonato

cnamic.org/.../directores/abreu/abreu-ens001.jpg

Un violino stonato ( a José Antonio Abreu)

Crudele e barbaro
questo mondo
se ci rifletto
se ci rifletto bene

La vita, si racconta
sia qualcosa di straordinario
se la si sa cogliere
con gli occhi di un bambino

Non è facile piangere da soli
lontano dalle luci della città

Tolto gli abiti più scuri
riposto quelli della festa
aspettavo che mi parlasse
che mi dicesse qualcosa

La gioia nei suoi occhi
con un piccolo strumento in mano
suonato senza conoscere la musica

Si può salvare un bambino
con un violino stonato


(Giovanni Prati)
Copyright 2007 – da “ Aldebaran” Giovanni Prati



Centocinquanta orchestre giovanili e 140 infantili, 250.000 tra bambini e ragazzi che hanno imparato a suonare uno strumento musicale e fanno parte di un'orchestra. Il 'sistema Abreu', cioè il progetto sociale e musicale messo a punto 32 anni fa in Venezuela da Josè Antonio Abreu e sostenuto e ammirato dai più grandi musicisti, a cominciare da Claudio Abbado, ha prodotto "una resurrezione". Ha strappato i giovani alle bande criminali, li ha riscattati da una situazione di miseria materiale e spirituale, dando loro la forza per lottare per il proprio futuro e per quello delle persone vicine. Abreu, 65 anni, ha ricevuto il 14 all'Auditorium della musica di Roma il Premio Unicef - Dalla Parte dei Bambini, "Per aver dedicato tutta la sua vita alla tutela dell'infanzia e dell'adolescenza e per essersi distinto nelle attività di recupero, attraverso la musica, di ragazzi in situazioni di grave disagio". La premiazione è stata preceduta da 'Tocar e Luchar', il commovente documentario realizzato da un ex allievo di Abreu, oggi diventato regista, Alberto Arvelo. Ed è stato seguito dal concerto dell'Orchestra Giovanile del Venezuela 'Simon Bolivar', costituita dagli elementi migliori delle orchestre giovanili venezuelane. Sul podio il venticinquenne Gustavo Dudamel, egli stesso un prodotto del sistema Abreu, considerato dalla critica internazionale "il più interessante nuovo direttore del pianeta", e, il giorno successivo, il 15, Claudio Abbado. Mentre gli economisti di tutto il mondo si stanno domandando se davvero gli aiuti stanziati negli anni siano serviti allo sviluppo dei Paesi più poveri, e se i complicati progetti delle organizzazioni internazionali abbiano mai prodotto un qualche risultato, il sistema Abreu fa tornare in mente un antico detto cinese: "Se dai un pesce ad un uomo, si nutrirà una volta. Se gli insegni a pescare, mangerà tutta la vita. Se i tuoi progetti valgono un anno, semina il grano. Se valgono cent'anni, istruisci le persone".

(Settembre 2006 - Rosaria Amato)

La musica…
Lo devo proprio ammettere, ci sono persone che su questo pianeta fanno la differenza sulle altre, perché hanno qualcosa in più… un sogno impossibile da realizzare. Più il sogno sembra impossibile, più grandi sono le difficoltà per trasformarlo in realtà, più questi s’impegnano a realizzarlo. I grandi uomini di tutti i tempi, i giusti, non si sono mai fermati davanti a queste paure, mettendo a rischio, il più delle volte, la propria vita, per il bene di noi tutti. Alcuni giorni fa, ho avuto l’occasione, e perché non ammetterlo, la fortuna, di incontrare Francesco Merini, il giovane regista e sceneggiatore che insieme a Helmut Failoni, ha seguito il Maestro Claudio Abbado nella sua lunga avventura nel Venezuela, accanto al Maestro Abreu.Ho avuto la possibilità di vedere il suo film, e di parlare, a tu per tu, con lui, di questa grande avventura che ha vissuto e in parte gli ha segnato la vita. Più si conoscono varie culture e religioni e più si capisce la vita.
In Venezuela, a Caracas, la città più pericolosa al mondo, ove ci sono grate davanti ai bar, ai negozi, alle porte di casa, dentro le aule delle scuole, grate davanti ad altre grate, ove le macchine di sera non si fermano ai semafori rossi, perché i passeggeri rischierebbero la vita, in questa realtà , da tanti anni, lavora e vive José Antonio Abreu.
Si può salvare un bambino dal disagio, attraverso la musica, togliendogli la pistola e facendogli suonare uno strumento.
La gioia di uno strumento suonato senza conoscere la musica.
Ha creato orchestre corali composte di bambini e ragazzi sordomuti che cantano con il solo movimento delle mani, indossando dei guanti bianchi e colorati ( le orchestre delle mani bianche) e altri, non vedenti, e disabili, che cantano con la voce.
Ha già tolto dalla strada più di 250.000 bambini, di questi, molti sono diventati dei veri talenti, che suonano nelle orchestre più famose del mondo, come ad esempio quella di Berlino.
- La musica -, dice, - non è tutta la vita, è la cosa più bella della vita -.
- Se vuoi capire la valle, sali sulla cima del monte. Se vuoi capire la cima del monte, vai sulla nuvola. Se vuoi capire la nuvola, chiudi gli occhi e pensa -.
Quando sei triste, infelice tra le mura di casa, insofferente nel lavoro, ricordati che è arrivato il momento di ascoltare la musica, le note che ti giungeranno al cuore da quel violino stonato, ti porteranno la gioia di quei bambini a cui qualcuno ha ridato la vita… sempre che anche tu, almeno per una volta, lo sia stato ed abbia creduto in un sogno.














lunedì 1 ottobre 2007

La contesa

giuba47.blog.lastampa.it/photos/uncategorized...
La contesa

Non c’è speranza
nelle parole della gente

Questo profondo disprezzo
per la vita umana
porta l’uomo alla follia

Vecchi rancori
antichi nemici

Qual è l’oggetto della contesa?

Alto è il prezzo da pagare

Cose che sono così
non ci si fa più caso

I mercanti di desideri
e i trafficanti con gli dei

Non riesco a capire…
perché il vento soffia

Come topi di fogna
vaghiamo nella notte
tutti soli

(Giovanni Prati)
Copyright 2007 – da “ Aldebaran” Giovanni Prati

Buchi buchi buchi
mille e mille buchi,
bachi bachi bachi
mille e mille bachi,
bachi da sega …da sega mentale
del super io virtuale,
il super portale
del pensiero irrazionale,
menti dipendenti…
indipendentemente,
l’ottica platonica
e l’etica aristotelica,
l’implacabile pulsione
dell’insoddisfazione,
inerzia e noncuranza
nichilismo e anestesia,
mondo tossico, narcotico,
onirico e nevrotico,
labili le connessioni
asettiche le interazioni,
stili ostili di vita
stili ostili …senza stili,
stili ostili …senza stili,
animali anomali
senz’altro senza ali,
animali anomali
anime senz’ali.

Sputnik


Bachi, bachi bachi…
Di giorno ci svegliamo, come bachi usciamo dai nostri buchi neri, come un baco tra mille bachi. Cose che sono così, non ci si fa più caso…
Di notte ci addormentiamo e vaghiamo tutti soli, alla ricerca di quei buchi, ove si nasconde la serenità, tra mille e mille buchi.
Non c’è speranza nelle parole della gente, ormai la vita sembra diventata a loro stessi ostile…stili ostili di vita.
I mercanti di desideri, e i trafficanti con gli dei… bachi da sega, da sega mentale, vivono in un mondo tutto loro, irrazionale.
Questo profondo disprezzo, che l’uomo ha per la vita umana, preso da un’implacabile pulsione, dell’insoddisfazione.
Come topi di fogna vaghiamo nella notte, tutti soli, senz’altro senza ali.
Animali anomali, anime senz’ali.

Grazie SputniK ( Un pensiero di Giovanni Prati)











lunedì 24 settembre 2007

Fantasmi




ilgeko.altervista.org/immagini/fantasmi.jpg

Fantasmi

Uno sguardo fisso, basito
anime che lasciano i corpi

Quanti fantasmi ci sono intorno a noi?

Tutti i corpi lasciano un segno
testimoni di una breve illusione

Mi allontano da me stesso

La condizione per arrivare
si fa avanti la proposta

Qual’ è lo scopo
di tutto questo?

Un nuovo imbroglio

Giustizie parallele
è un momento delicato

L’ultima decisione
rimescolare tutto

Ogni cosa rimarrà
al suo posto
e i fantasmi continueranno
a ballarci intorno


(Giovanni Prati)
Copyright 2007 – da “ Aldebaran” Giovanni Prati

Anime che lasciano i corpi…
Il disagio che, da tanto tempo, ci opprime, rende la nostra vita appesa a un filo, come un lenzuolo steso in balia del vento. C'è disagio negli studi, nel lavoro, nella coppia, nella nostra esistenza… Potremmo adattarci alle cose che cambiano se ne prendessimo più coscienza e le accettassimo per quello che sono: semplici accadimenti della vita. E’ inutile negarlo, ci accorgiamo che esiste un mondo interno dentro di noi che si scontra con la nostra esteriorità, che si pone come ostacolo insormontabile, vista dall'esterno, sembra un qualcosa di incomprensibile, tendente alla follia.
Siamo circondati da tutto, o quasi tutto, ma ci rendiamo conto che le cose più essenziali molto spesso ci vengono a mancare.
Manca il senso di essere davvero sé stessi o, per lo meno, di stare andando nella direzione giusta per diventare sé stessi e per potere, di conseguenza, essere contenti di sé e della propria vita.
Ci troviamo cosi, alternativamente una volta mister Hyde e l’altra il dottor Jekyll , a tal punto da non saper più distinguere quale di questi sia quella più vera.
Nelle difficoltà, nelle crisi esistenziali, ecco l’emergere dei fantasmi, attraverso il ricordo delle cose e l’angoscia.
La paura di non riuscire, di cadere, di fallire, con la conseguenza di essere considerati dagli altri come incapaci, perdenti, insicuri, facendo così perdere di noi anche il rispetto , il senso della vita.
Giustizie parallele… ci portano a non riconoscere più ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Quanti di questi fantasmi sono stati creati dal nostro modo di vivere, che col tempo ha trasformato anche quei pochi valori che c’erano, in debolezze e sintomi di una fragilità che porta l’essere umano a fare prima o poi i conti con sé stesso, col rischio di un non ritorno.
Sentire sé stesso e a rapportarsi agli altri attraverso la mediazione del senso di sé. Il vero sentire è sentire noi stessi che sentiamo il bene e il male della vita.
Imparare a distinguere il nostro mister Hyde dal nostro dottor Jekyll, riprenderci la vita, accompagnando per mano i nostri ragazzi, prima che i fantasmi si impossessino di loro, e avvolti in quel lenzuolo appeso al filo, il primo colpo di vento, in una notte d’estate, ce li porti via, lasciando a terra solo quei corpi testimoni di una breve illusione.
( Un pensiero di Giovanni Prati)

domenica 16 settembre 2007

Vedere con le mani


www.temporis.biz/botticellinascitavenere.jpg



Vedere con le mani

Vorrei toccarti con gli occhi
vedere con le mani
sentire con il cuore
parlare allo spazio tutto attorno
capire il tuo dolore

L’uomo si abbandona a sé stesso
al suo amaro destino
rinchiuso nel suo recinto
il suo simile
lo vede come un mastino

Per cambiare il mondo
ci vuole un po’ di coraggio
quel tanto di curiosità

Con la forza di un giovane accanto
uniti nella diversità
avrà più senso anche la nostra età

(Giovanni Prati)
Copyright 2007 – da “ Aldebaran” Giovanni Prati



E’ necessario che tutto cambi…
La paura di perdere ciò che si ha, sentirsi gli unici giusti, nel lavoro, nella famiglia, ovunque.
Difendere ciò che si ha è cosa naturale, intrinseca nella stessa natura umana, ma non accorgersi dei cambiamenti in corso è da stupidi, quanto sottovalutarli.
L’altro giorno una persona non vedente, con cecità totale, a seguito di una malattia sopraggiunta dodici anni fa, mi ha fatto vedere “La nascita di Venere” del Botticelli. Ho chiuso gli occhi e lui con le sue mani ha guidato le mie in una lettura tattile. Prima di allora, con lo sguardo, mi ero sempre concentrato alla sola immagine della Venere, senza mai soffermarmi, più di tanto, sugli altri particolari dell’opera, tanto e ancor più interessanti. Mentre mi guidava nella lettura, mi parlava dell’opera, come fosse sua, nelle sue parole trapelavano le stesse emozioni dell’autore.
L’opera era un calco perfetto del quadro.
Prima ancora mi aveva raccontato, con poche parole, la sua storia, il percorso della sua vita, passata dalla gioia di quando era ragazzo, alla disperazione a seguito degli eventi della malattia, sino a ritrovare la pace dentro di sé, avvicinandosi agli altri come lui.
Oggi quella persona non vedente, insegna Storia dell’Arte( anche a noi vedenti) e il sistema di scrittura e lettura con il codice Braille.
Apriamo le nostre porte ai giovani, al futuro, al diverso… e impareremo a vedere con le mani e a toccare con gli occhi.
Prima che tutto cambi… e tutto rimanga lo stesso.
( Un pensiero di Giovanni Prati)

lunedì 3 settembre 2007

Tra le piccole cose




igilander.libero.it/unarita/chaplin.jpg

Tra le piccole cose

L’uomo diventa
quello che sogna

Tante cose succedono
a caso

I cambiamenti repentini
lasciano tutto immutato

Il momento della scelta
Affrontare, o no, le nostre paure
per trovare un poco di felicità

L’ultimo desiderio

Chiudi gli occhi
e vola lontano con me
in un attimo
tra le piccole cose
ti ritroverò


(Giovanni Prati)
Copyright 2007 – da “ Aldebaran” Giovanni Prati



Tra le piccole cose…
A volte, guardandomi allo specchio mi soffermo sulla mia immagine, e mi domando se sono più buffo, più stupido, di quanto mai io possa immaginare. Poi cerco di vedere oltre, attraverso lo specchio che davanti a me si scioglie come neve al sole, lasciando dietro a sé solo il muro nudo e freddo, senza alcuna immagine.
La differenza tra ciò che appare e ciò che non appare; l’apparenza delle cose e non la realtà delle cose.
Ci sono cose che hanno un valore, altre che hanno un prezzo.
Di solito veniamo attratti dalle seconde, più facili da ottenere, più semplici da apprezzare, e ci dimentichiamo delle prime.
Ci circondiamo di cose inutili, perché non sappiamo più trovare il valore delle cose, nelle cose, tra le piccole cose.
A volte sarebbe meglio chiedersi, che cosa vogliamo veramente, ma non siamo più capaci a farlo.
Entrando nel mio ufficio, in una piccola stanza, adibita a sala riunioni, tra i miei libri che trattano perlopiù di materie giuridiche ed economiche, ci sono piccoli pupazzi, tanti Pinocchio, uno diverso dall’altro, libri di favole, di filosofia, poemi greci e latini…, alcune mie poesie appese alla parete, quasi a volermi ricordare che c’è qualcosa che va oltre il mio lavoro.
Forse è un po’ rimanere infantili, volersi nascondere tra le piccole cose, ricavarsi un piccolo spazio ove a tutti è lasciata la possibilità solo di guardare, ma non di entrare.
Tra le piccole cose, l’uomo diventa quello che sogna.
( Un pensiero di Giovanni Prati)

sabato 25 agosto 2007

L'inferno, il Purgatorio e il Paradiso


http://perso.orange.fr/scl/images/ITprefacebenoit14.jpg

Pensieri miei e non miei

26 Agosto 2007

L’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso


La sola speranza non basta
il nostro destino segnato
quel muro presto sarà scavalcato

In quale girone dantesco
ora mi trovo?

In quale canto mi sono arenato?

Nella voragine dell’Inferno
in uno dei suoi nove cerchi
sempre più negli abissi,
nel Purgatorio, ove mi pento e spero
o infine nel Paradiso, ove risiede la pace?

Nell’infinita indifferenza
l’anima mia ricorda le sue passioni
e non trova una via d’uscita

Chi è il custode del mio corpo?

Qual’è il senso reale delle cose?

Restituire ciò che si è ricevuto
accogliere ciò che ci viene donato

Ma come posso dirlo?
Come posso nascondere
l’uomo che sono?

Nella mia vita
un profondo solco
è stato tracciato

Gli uomini
salgono e cadono
si lasciano dietro
solo ricordi




Un ventre di discordie
le streghe sono ancora tra noi
attorno a noi
se esiti ti colpiranno

Di nuovo il silenzio
le dimensioni del vuoto
di certo non capirete,
un vuoto buio
ove soffia un vento gentile

Non c’è più nessuno
non vedo più alcuno
mi tocco il viso
le labbra, gli occhi
ho ancora il mio corpo
accenno un sorriso
forse sarò in Paradiso

A distanza
una tenue luce compare
scruto nel vuoto, nel buio
quell’immagine non riesco a decifrare

Si avvicina sempre più
Ecco! Mi appare



Un’altra volta il buio
e quell’immagine scompare

Ho paura
ora davanti a me
cosa si potrà celare?
Da che parte mi dovrò voltare?
Nessuno che mi stia più ad ascoltare

L’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso
Avanti fate un passo!
Se così fosse…
conoscerei il mio destino

Qui
si tramandano le storie,
tutte le storie



Gli uomini e i loro sogni
le colpe terrene
e la stupidità

Essere e tempo
alla ricerca dell’assoluto
del gran segreto
davanti all’oscurità

Pagine scritte di un libro
cancellate col passare del tempo
dalla polvere
dall’umidità

La quiete dell’anima
che rende bella la vita
alla ricerca della felicità
a un passo dal nulla
dall’eternità

(Giovanni Prati)
Copyright 2007 – da “ Aldebaran” Giovanni Prati

C’è stato, c’è stato! Il passato ha avuto grandi momenti. Noi oggi lo chiamiamo Medioevo, ma era uno dei momenti più interessanti della nostra civiltà. L’uomo aveva un rapporto con il divino molto forte. Poi la scienza ha preso il sopravvento e ha preso il posto della religione. E la scienza è bravissima, la scienza contribuisce enormemente a rendere la nostra vita più comoda. Piove e ci mette un tetto sopra la testa, abbiamo fame e ci dà da mangiare. Ma che altro ci dà? Niente. Ci toglie il cielo, perché con la pretesa di essere tutto blocca ogni altra aspirazione.
Io non sono antimodernista o antiscientifico, ma di nuovo occorre trovare un equilibrio, cercare la Via di mezzo. C’è qualcosa in noi – il cuore, il sentimento dell’amore, l’intuito – che la scienza non prende in considerazione. Non vuole saperne dei sentimenti. Allora, vedi che questo lasciare che la voce del cuore ti parli nessuno lo fa più. Anzi, farlo è considerato un po’, insomma, da semplici.

L’uomo si illude di conoscere e certamente fa strada sulla via della conoscenza. Ma si rende conto che ogni volta che arriva al limite di ciò che è conosciuto, lo sconosciuto è immensamente più vasto di quello che lui conosce e che riuscirà mai a conoscere. Sarebbe bello allora accettare questo mistero, che c’è quello che non capita mai, e abbracciarlo. Compreso il mistero della morte.

Perché vedi, si muore dal momento che si nasce. Si è giovani e si pensa che la morte è degli altri. Ma se uno imparasse già da bambino che la morte è parte della vita, che tu puoi integrare la morte nella vita, allora la tua vita sarebbe più bella, perché conterebbe questo contrasto e questa dimensione. Mica devi morire! Campa fino a cent’anni, ma campa con la coscienza che la tua vita e la tua morte sono la stessa cosa.
Chi parla di morte? Oggi parlare di morte è un tabù come un tempo lo era parlare di sesso. Nell’Ottocento a tavola non si parlava di sesso. Oggi se ne parla a tavola, ma della morte non se ne vuole più sapere.
Vedi, tutto quello che ti dico ti porta a qualcosa che è il mio unico vero contributo, credo: guardare il mondo in un altro modo. Guardalo in un modo tuo, in un modo più sensibile. E’ lì, meraviglioso. Invece lo guardiamo tutti allo stesso modo e sempre di più lo guardiamo attraverso questi maledetti strumenti tecnologici.

… Ah, Saskia, è bello che sei venuta a trovarmi. E ricordati, io ci sarò. Ci sarò, su nell’aria. Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami. Ci si parla. Ma non nel linguaggio delle parole. Nel silenzio.

(Tiziano Terzani – La fine è il mio inizio- Longanesi)

Quamquam longissimus, dies cito conditur
( Plinio, Epist., 9,36,4)


Quamquam longissimus, dies cito conditur ( anche il giorno più lungo deve finire).
Ricordo quel giorno, quando persi mio padre. Era una domenica.
Quel tardo pomeriggio uscii per poche ore.
In quel preciso spazio di tempo, mio padre chiuse gli occhi per sempre, dopo un lungo periodo di malattia.
Era il dicembre del 1980.
Alcuni anni prima, avevo visto morire il mio nonno materno.
Dopo la morte di mio padre, altri affetti mi hanno lasciato. Ad alcuni di questi ero particolarmente legato.
Li ricordo tutti, chiudendo gli occhi, non nel linguaggio delle parole, ma nel silenzio, a un passo dal nulla, dall’eternità.
( Un pensiero di Giovanni Prati)

lunedì 6 agosto 2007

Storie di vita


www.new-humanity.org

Le cose si vedono meglio
col passare degli anni

E’ facile comprendere,
le ragioni sono evidenti

Dove si nascondono gli affetti…
interessante capire che cosa succede

C’è ancora qualcosa da scoprire
in questo mondo
che va oltre i confini
oltre gli spazi infiniti

Chi l’avrebbe mai detto
che alla fine
le nostre vite si sarebbero incontrate
proprio ora, proprio qui
in questa stanza
di un malandato ricovero

Con i tanti nostri anni
i nostri passati
i nostri sogni,
raccontarli ci vorrebbe una vita

La tua vita
e la mia vita
se preferisci chiamale
storie di vita

L’amore a tarda età
ti ricuce il cuore
ti riporta un po’ di giovinezza
ti aiuta nell’umore

Facciamo due passi
abbracciati l’uno all’altra
appoggiati ai nostri bastoni
nel nostro dolore
con la nostra storia d’amore


(Giovanni Prati)
Copyright 2007 – da “ Aldebaran” Giovanni Prati
Ci sono voluti sei mesi prima che ci dessimo del tu, siamo gente d’altri tempi; ma poi la nostra confidenza così profonda che quando parlo con lei ho lo stesso pudore che avrei se parlasi tra me e me. Non ci sono barriere tra noi, non c’è nulla che non le direi. Ci siamo raccontati la vita, così come l’abbiamo vissuta.
Solo a due vecchi può succedere questo miracolo, i giovani non possono capire. Solo se si ha un corpo disfatto come il mio, solo se lei ti vede mangiare con difficoltà o ti deve imboccare puoi capire cosa intendo. Se superi la falsità dell’apparenza, la rigidità della forma, la decadenza della vecchiaia, allora non c’è nulla che ti può imbarazzare.
Certe volte sono geloso di lei. E’ così disponibile, così umanamente interessata agli altri, così attenta ai bisogni di chiunque, che certe volte mi fa rabbia perché vorrei che tutte le sue premure fossero per me. Non è egoismo il mio, voglio dire, non è solo egoismo, è gelosia, soprattutto.
…Passiamo molto tempo insieme, tutto quello che la vecchiaia e le regole di questo posto ci consentono, ma io vorrei che fosse di più. Vorrei vivere con lei, nella stessa casa, fuori di qui. Passeggiare con lei, mangiare con lei, da soli e senza farmi aiutare. Dormire con lei, perfino fare l’amore con lei. Tutte cose normali, come una coppia normale. Ma non posso farlo, il mio corpo non lo permette. La mente sì. La mente sarebbe pronta, per il solo fatto di riuscire a immaginarlo.
L’avessi incontrata prima…
( Lorenzo Licalzi- Che cosa ti aspetti da me? -Rizzoli- - un romanzo da non perdere)

Una furtiva lagrimanegli occhi suoi spuntò... quelle festose giovani invidiar sembrò...Che più cercando io vo? M’ama, lo vedo.Un solo istante i palpiti del suo bel cor sentir!.. I miei sospir confondere per poco a’ suoi sospir! ... Cielo, si può morir;di più non chiedo.
(Una Furtiva Lagrima)





Tutta una vita dedicata al lavoro, alla famiglia…
I nostri vecchi si vengono a trovare fragili in amore, come ramoscelli al vento, mentre un tempo erano forti davanti alle difficoltà della vita e di fronte alla miseria che hanno attraversato. I più hanno iniziato a lavorare da bambini, e nei momenti liberi, un po’ di scuola, o a badare gli altri fratellini.
In quei tempi, la strada, li faceva incontrare tutti, con i loro sogni di successo, d’avventure. I ragazzi corteggiavano le ragazze, e queste ultime si facevano desiderare sempre più. Altri tempi, altre stagioni, altre storie di vita.
Spesso mi capita di sentirli parlare tra loro, accennare al fatto che non sono più buoni a fare niente, perché i movimenti del corpo si sono fatti lenti, e i malanni che portano dentro sono per tanti una sofferenza continua, una pena, un castigo da sopportare.
Molte volte mi chiedo se ci si può ancora innamorare da vecchi. A quanto pare sembra proprio di sì. L’amore si dice, non ha età. Sarà un amore diverso, fatto più di carezze , d’attenzioni, d’affetto e stima reciproca.
…Chiusi in quel malandato ricovero, non hanno più un nome, né una storia. E’ giunta ormai la sera, e fuori, davanti a questo cancello che mi separa da loro, li vedo lentamente allontanare, li vorrei fermare, dirgli che quella non è la strada che porta alla loro stanza, ma non ho il coraggio, e li guardo, mentre continuano ancora a passeggiare, abbracciati l’uno all’altra, appoggiati ai loro bastoni…
Da lì a poco, si confonderanno i lor sospir, nel silenzio i palpiti dei loro cor potran sentir.
(Un pensiero di Giovanni Prati)

lunedì 30 luglio 2007

E tu dormi



In un determinato modo
spesso ci accade di pensare a noi

Una mescolanza complessa, difficile
tra me e te

Tutto è avvenuto troppo in fretta
neanche il tempo
di guardarci negli occhi

Affascinante è osservarti
quando dormi
nel sonno celi un dolce sorriso

A volte mi domando
se faccio parte dei tuoi sogni
in quel tuo angolo di paradiso

Il tuo corpo
pieno di curve
fa trapelare la mano di Dio

Vorrei correre in un prato
diventare un filo d’erba
un petalo di un fiore
accarezzarti, piano
senza fare alcun rumore

Sentire nel silenzio delle cose
quanto grande sia
il sussurro di un respiro
che ti porta ad esser mia

E tu dormi
accanto a me
amore mio,
l’ultima notte
prima del lungo addio

(Giovanni Prati)
Copyright 2007 – da “ Aldebaran” Giovanni Prati

Più due persone si avvicinano l’una all’altra, più la loro relazione diventa indipendente e chiusa in sé. Perciò le relazioni più intime sono quelle che conosciamo meno.… L’esperimento dell’intimità, in cui due persone siedono vicine, gli occhi negli occhi, e continuano a guardarsi negli occhi mentre si parlano, rivela molte cose interessanti sull’intimità.…L’amore è definito in molti modi, che io mi asterrò di passare in rassegna In greco ci sono eros, philos e agape: desiderio , amicizia e affetto. L’amore sessuale, in quanto sessuale, è pieno di sensualità e di passione, e, in quanto amore, partecipa di ciò che distingue l’amore da tutte le altre relazioni, cioè l’anteporre il bene e la felicità dell’altra persona all’interesse proprio. L’amore è la relazione più completa e più nobile di tutte, e comprende meglio di tutte le altre: rispetto, ammirazione, accensione , amicizia e intimità, tutte insieme, con in più la sua particolare grazia e il suo carisma.
( Eric Berne – Fare L’Amore – Bompiani)

Di una relazione amorosa, l’uomo può ricordare, con grande nitidezza, anche solo alcuni momenti erotici. Per farlo annulla, mette fra parentesi, la storia della relazione, le emozioni complesse, isola la parte erotica, la elabora, ne fa una vicenda a sé stante, in cui si inserisce fantasticamente. E’ come se, da un film d’amore in cui vi sono scene di sfrenatezza erotico – amorosa, venissero tagliate solo queste, e poi montate fuori dal contesto. L’isolamento consente di mettere in evidenza e di ricordare solo la parte per lui più bella, più piacevole, più trionfale dell’esperienza. Egli tende pure a dimenticare le tappe emotive più importanti dello sviluppo della relazione, per ricordare con impressionante vigore alcuni momenti, alcuni particolari erotici, quasi fossero il simbolo, il concentrato della relazione stessa. …Quasi sempre questi ricordi maschili visivi e, spesso, riguardano l’inizio della relazione erotica, il momento in cui la donna si concede, lo straordinario istante della -metamorfosi-. Il ricordo della donna, invece, non è confinato solo nell’atto sessuale, non è costituito solo da un particolare visivo. Esso evoca piuttosto una emozione complessa, un evento.
( Francesco Alberoni - L’Erotismo – Garzanti Elefanti)
Amor, ch'a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m'abbandona
….
Ma già volgeva il mio disio e’ l velle, Sì come rota ch’igualmente è mossa, L’amor che move il sole e l’altre stelle.
( Dante Alighieri- La Divina Commedia)




Quale sarà il vero linguaggio degli uomini…?
In quella casa, in quella stanza, sopra quel letto, si respira ancora quel profumo di lei, un profumo che non si può descrivere; come le carezze di lui, leggere , quasi venissero dalla mano di Dio. Strano è domandarsi, perché le cose non vadano sempre così. La nostra voce racchiusa nei nostri suoni, rumori, passioni e abbandoni. Parlare senza parlare, comunicare senza parole, forse è questo il segreto che racchiude la vita, la bellezza, l’amore per le cose e le persone. Forse nel silenzio ritroveremo le parole dolci, quei suoni che racchiudono la melodia, quegli amori infiniti, che fanno della bella Beatrice di Dante il sogno, il tramite all’immagine di Dio. Dell’uomo è la donna che <>. Quale sarà il vero linguaggio degli uomini , se non quello delle donne? Amori fugaci, amori consumati poi abbandonati, amori infiniti che trafiggono i cuori, amori inaspettati e poi ancora amori e amori.
Amore che a nessuno che sia amato fa grazia, permette di non riamare a sua volta…
E tu dormi, accanto a me, amore mio, l’ultima notte, prima del lungo addio…
(Un pensiero di Giovanni Prati)

domenica 22 luglio 2007

Fine di un amore



www.webalice.it/.../DonnaSottoLaPioggia.jpg



Guardami ancora negli occhi,
un’ultima volta

Eppure, ci volevamo così bene,
eravamo così felici un tempo

Tu me lo dici adesso
se vuoi possiamo nascondere
la noia

Tutti i giorni
sempre uguali, sempre quelli
inalterati , statici e freddi

Raccolgo questi quattro stracci
devo andare

Da qui nasce la crescente domanda
Senza di te, potrò stare?

La lontananza,
il vuoto che sento
nel mio cuore,
porterò via con me
questo dolore

La fine di un amore
come un mozzicone di sigaretta
sotto la pioggia
buttato lì

Consumato lentamente
tra un bacio e l’altro
tra la notte e il dì


(Giovanni Prati)
Copyright 2007 – da “ Aldebaran” Giovanni Prati


La stagione dell'amore viene e va,i desideri non invecchiano quasi mai con l'età.Se penso a come ho speso male il mio tempoche non tornerà, non ritornerà più.La stagione dell'amore viene e va,all'improvviso senza accorgerti, la vivrai, ti sorprenderà.Ne abbiamo avute di occasioniperdendole; non rimpiangerle, non rimpiangerle mai.Ancora un altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore.Nuove possibilità per conoscersie gli orizzonti perduti non ritornano mai.La stagione dell'amore torneràcon le paure e le scommesse questa volta quanto durerà.Se penso a come ho speso male il mio tempoche non tornerà, non ritornerà più.

(Franco Battiato - La stagione dell'amore -da "Orizzonti perduti", 1983)

Ma come può essere attraente la tristezza? In effetti, mentre una donna che si vede ridere in compagnia di altri chiaramente non sembra aver bisognosi particolari attenzioni, una che se sta sola e infelice davanti al suo caffé fa sperare al potenziale seduttore che lei potrebbe capire le pene di lui dall’altra parte della sala deserta.
La felicità è esclusiva, l’infelicità potenzialmente coinvolgente. L’amante che ha bisogno di sentirsi necessario può quindi scegliere una espressione triste invece di una allegra, poiché spera così di evitare l’insensibilità alla sofferenza, che è implicita nella gioia.
Cercare l’infelicità può voler dire cercare di evitare la competizione implicita nelle espressioni di autosufficienza.
(Alain De Botton – Il piacere di soffrire- Tea)

Caro…, ecco il mio segreto.
E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi. E’ il tempo che tu hai perduto per il tuo lavoro che ha fatto il tuo lavoro importante.
La qualità invisibile, ma essenziale del nostro amore, può essere vista solo con il cuore.
Ecco la fatica dell’amore, la lotta per ciò che unisce.
E’ per questo, caro amore, che ti lascio, perché tu possa continuare a vedere con il cuore…

Al risveglio, trovata questa lettera sul tavolo, e lei non più nel letto, mi diressi verso la finestra che si affacciava sui campi. Erano giorni che pioveva, abbassai lo sguardo, lei era lì , quasi ignuda, tutta bagnata. Si allontanava con passo lento, come non aveva fatto mai.
Forse non l’avrei più rivista. Pian piano, al suo scomparire sotto la pioggia, sentivo che mi mancava sempre più. Poi scomparve quasi nel nulla, forse perché era proprio dal nulla che la prima volta mi comparve.
Dopo tanti anni, come allora, anche oggi piove. Ricordo quando la incontrai la prima volta, era seduta a terra, bagnata , ricurva come un mozzicone di sigaretta buttato lì.
Forse le cose, le persone, vanno e vengono con la pioggia, almeno per noi è stato così. Ecco perché amo e odio la pioggia nello stesso tempo, perché non so mai quando porta e quando toglie.

Cara…, è passato ormai tanto tempo da quando mi scrivesti la tua lettera d’addio, e da allora non ci siamo più rivisti e sentiti.
Durante questo periodo ho avuto tante cose buone e meno buone, ma sono di nuovo a fare la valigia come allora, e come allora porto con me gli stessi effetti personali: il portaritratti che continua ad essere senza foto; una mela, perchè una mela al giorno toglie il medico di torno; uno spazzolino e il dentifricio, sul quale abbiamo fatto lotte terribile; la cravatta, nel caso qualche incontro di lavoro lo richieda; le calze , possibilmente senza buco; la mia vecchia pallina da tennis, la racchetta l’ho appesa al chiodo già da tempo; un bicchiere, perché tutte le volte che vado in albergo rischio di dover bere alla canna del rubinetto. Cos’altro? Ah, da oggi ho aggiunto anche un libro, dicono che sia una favola. Il suo titolo è “ Pinocchio” , o ancor meglio, le “Le Avventure di Pinocchio “.
Visto che diventare vecchi è tornare ad essere un po’ bambini, ho voluto rispolverare un vecchio libro che leggevo da ragazzo, ma che non avevo mai capito bene.
Caro amore, io sono io, quel burattino che tu hai conosciuto e che non è mai voluto diventare uomo.
Ma va bene così.
( tratto da : Tra verità e menzogna. Se non credete a me, credete almeno a Pinocchio - di Giovanni Prati )


sabato 21 luglio 2007

Alterità - 15 luglio 2007






Un rapporto perfetto
tutto e niente
Adamo, la mela e la testa del serpente

Camminare, come un circense, sul filo
a volte è necessario trattenere anche il respiro

Senza chiedersi il perché
da che parte il mondo sia ,
se gira intorno a me
o ha preso un’altra via

Il cambiamento continuo
davanti all’incertezza della stabilità
non trovo più la mia identità

Alla base della solitudine
sta il mio apparire
nei tuoi occhi
sono potuto scomparire

Una figura nomade
attraversa il mio destino
mi sono perso in un attimo
ritrovato bambino

Le strade, i marciapiedi
delimitano le nostre vite,
prendere coscienza dell’inesistenza,
e delle vie infinite

Tra confine e frontiera
ci troveremo a camminare
qualcuno proverà a tagliere il filo
cercherà i nostri sogni di spezzare

Chiudi gli occhi
dammi la mano
proviamo insieme a saltare,
vada come vada
non ci pensare

(Giovanni Prati)
Copyright 2007 – da “ Aldebaran” Giovanni Prati




"Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo guardare le cose sempre da angolazioni diverse"
(Robin Williams in "L'attimo fuggente" di Peter Weir.)



“Tutta l'esperienza formativa di ciascun essere umano è costantemente attraversata e costellata da continue presenze dell'ALTRO.
Le relazioni interpersonali sono di fatto una "galleria di volti" che irrompono nel nostro spazio vitale e ai quali rispondiamo in forme differenti e a ciascuno, a suo modo, in forma singolare.
Entrare in relazione con l'altro innegabilmente vuol dire entrare in contatto con un'altra identità, cioè con qualcuno che è "diverso" da me. E attraverso questo gesto, oltre a sviluppare maggiore coscienza della mia identità, io posso diventare più ricco, dell'alterità riconosciuta.
Eppure a volte, a livello sociale (ed anche educativo) si cerca di annullare la "diversità" che ci rende tutti così meravigliosamente unici, si tende a lavorare più sul collettivo che sull'individuo, a creare universi omologati, comunità di simili dove il singolo si deve identificare con il gruppo e la pluralità dei soggetti non sempre viene rispettata. Così l'"alterità" e la "diversità" vengono attribuite non a ciascun individuo in quanto essere differente da un altro, ma solo ad alcuni che presentano "particolari caratteristiche" che li rendono dissimili rispetto all'omologazione del gruppo. Ed è proprio per questo che la presenza del cosiddetto "diverso" nella società come a scuola genera conflitti, mette in crisi il normale funzionamento dei sistema e condiziona in modo forte la formazione e la crescita dei singoli, tanto più se si tratta di bambini e/o adolescenti. “
(Comitato pace)



“Cosa vuol dire alterità?Vuol dire essere capace di capire l’altro in tutta la pienezza della sua dignità, dei suoi diritti e, soprattutto, della sua diversità. Quanto meno è presente l’alterità nelle relazioni interpersonali e sociali, quanto più frequenti sono, poi i conflitti tra gli uomini. La nostra tendenza, molto spesso, è quella di colonizzare l’altro, a partire dal principio che siamo noi che sappiamo cosa insegnare all’altro. L’altro è colui che non sa niente. Noi sappiamo meglio e più di lui. Tutta la struttura scolastica del Brasile, molto criticata da un grande teorico brasiliano della Scienza della Educazione, il professore Paulo Freire, parte proprio da questa concezione dell’insegnamento, ossia, colui che fa il professore, insegna e coloro che sono gli alunni, imparano. E’ evidente che noi sappiamo alcune cose e, le persone che non sono andate mai a scuola ne sapranno tante altre ed é grazie a questo scambio di conoscenze, complementari, che si costituisce il vivere sociale. Riportando le parole di un operaio durante un corso di educazione popolare: “So che come tutti, non so tante cose”. Nella società brasiliana, dove l’apartheid è ormai così ben strutturato, predomina la concezione che le persone addette ai lavori più duri, manuali, non sappiano niente, mentre noi, i laureati, siamo come gli angeli barocchi delle chiese di Bahia e di Minas Gerais (tutto testa e senza corpo) e quindi, non sappiamo cosa farne delle mani. Passiamo tanti anni a studiare e concludiamo con un dottorato in qualcosa, ma non sappiamo fare da mangiare, cucire, cambiare una presa di corrente elettrica o capire quale possa essere il difetto della nostra automobile… e ci consideriamo eruditi. E quel che è peggio ancora, non abbiamo equilibrio emozionale per saper convivere con le relazioni sociali di alterità. “
(Frei Betto)


“ Quante volte mi sono domandato…”
Il tempo passa, e con lui le stagioni, le persone invecchiano, il mondo cambia.
L’uomo, da quando è nato , sembra dai propri errori non aver mai imparato … Adamo , la mela e la testa del serpente … il suo egoismo non si è tolto dalla mente.
Oggi , come allora, corriamo sul filo, cerchiamo di vivere solo nel presente, il passato è passato, e il futuro è quasi sempre assente.
Vivere il presente,l’Altro, l’alterità, che altro non è che l’essere che sta dentro di noi, quello diverso da noi.
L’uomo, costretto a vivere della propria immagine, per non perdere la sua identità , alla base della solitudine sta il mio apparire…
Una figura nomade, che non sa più abitare i luoghi, perché questi sono diventati non - luoghi , la riproduzione della mente, nella ricerca di un piacere sempre più immediato.
L’attesa sembra essere il nemico da combattere. Almeno una volta ci si poteva anche annoiare!
Oggi, le strade, i marciapiedi, ci impongono uno spazio rigido che evidenziano una volontà di dividere , più che di unire.
Prendere coscienza delle cose, e accettarle per quello che sono, rendersi conto dell’inesistenza, della separazione da loro.
Uno spazio senza emozioni è uno spazio vuoto, uno spazio inesistente.
La realtà è un fatto puramente convenzionale, la verità si perde davanti all’assoluto, e serve solo fino a, quando serve.
Ciò che è importante, non è più la verità, ma la credibilità.
La televisione si è trasformata in verità, tutti ci credono e tutto intorno diventa realtà.
Ed eccomi qui, nel qui ed ora, ad affrontare la mia prova…, la più difficile : dover camminare sul filo della vita senza cadere.
E se mai dovessi cadere da che parte dovrò farlo ? Di qua o di là dal confine? E se mai non fosse un confine, quello che mi separa, ma solo una frontiera che mi unisce?
Allora, il problema sarebbe diverso, cadere, di qua o di là, sarebbe la stessa cosa.
Mi faccio coraggio… inizio a camminare sul filo, ogni passo è un cambiamento continuo, che parte dalla mia incertezza di stabilità.
Passo dopo passo, non trovo più la mia identità… lo spazio davanti a me si restringe, il tempo si fa più compresso e comincio ad avere paura, in un attimo ritorno ad essere quel bambino che ero.
Poi , quasi per magia , ritrovo la mia serenità.
Sento che qualcuno mi parla da dentro, è l’identità di quel bambino, quella che avevo soffocato, tenuta nascosta, dimenticato.
L’identità di quel bambino mi prende per mano, e mi ricorda che l’unico modo che ho di superare quell’ostacolo , che ai miei occhi appare insormontabile, è proprio quello di farlo ad occhi chiusi.
- Ho paura -, le dico ,- qualcuno proverà a tagliare il filo, cercherà i miei sogni di spezzare…-
- Non aver paura -, mi sussurra, - dammi la mano, proviamo insieme a saltare -
Quante volte mi sono domandato… se non avessi ritrovato la mia identità di bambino, da quale parte del filo sarei cascato?
Sta di fatto che quel filo l’ho superato già una volta , ma, lo dovrò superare ancora, e ancora tante altre volte nella mia vita.
Cercherò di farlo non più da solo, ma assieme a te, con un altro salto ad occhi chiusi , dandoti la mano in segno della mia amicizia… senza più chiedermi il perché, da che parte il mondo sia, se gira intorno a me, o ha preso un’altra via.

( Un pensiero di Giovanni Prati )

Una goccia, un unico colore - 16 Maggio 2004

.


Una goccia , una tenue voce, un unico colore
ha gli occhi chiusi, qui il tempo passa lento
ha un grande dolore

Una goccia, un unico colore
lo spazio è tutto in questo letto
ha tanto freddo e mi sta scoppiando il cuore

Una goccia
e lui si lascia andare abbracciato da un unico colore

Una goccia
non ha più voce
è pallido , ma sorride
e mi trasmette amore

Una goccia ancora
e libera la mia mano
oramai non ha più freddo
lascia questo letto e questo unico colore

Perché? Perché? Amore senza vita

Una goccia , un unico colore
si perdono nella notte i pensieri
e le storie sono infinite nel vuoto
tante le vite perdute

Rimbalzano i ricordi tra false verità e inutili menzogne
quanto buio perché possa trapelare una luce

Pensieri,storie, vite, ricordi
tutte in una notte
nel buio e nel vuoto che non mi lascia più






Un suono di sirena
il tuo viso che scompare
inutile tentare di raggiungerti

Troppo tardi
sempre troppo tardi

Pensieri, storie, vite, ricordi
tutte in una notte
nel buio e nel vuoto

Una goccia , un unico colore
mai più
non ci sarai più



(Giovanni Prati)

Copyright 2004 – da “Forse un giorno non molto lontano …” Giovanni Prati




“ E’ bene ricordare che il futuro non è né del tutto nostro né del tutto estraneo. Solo in questo modo non possiamo aspettarci che s’avveri assolutamente né disperare che possa avverarsi “

Epicuro La felicità


“ Il silenzio è il linguaggio della solitudine, di chi è solo con se stesso. In questo senso , il silenzio talora urla….
Il silenzio, per un bambino, è tutto ciò che manca. E’ morte come mancanza : presenza del mondo assente.
Il lutto nel bambino non si lega alla perdita precisa di una persona, in un momento e in uno spazio dati, ma a una mancanza, a un andar via che significa non esserci più. “

Vittorino Andreoli - Capire il dolore – ed. Rizzoli





“ Di tutte le virtù la speranza è quella più importante per la vita. Perché senza di essa chi oserebbe iniziare una qualsiasi attività, intraprendere una qualsiasi impresa? Chi avrebbe il coraggio di affrontare il futuro, oscuro, incerto, imprevedibile? La vita , nella sua natura profonda, è accesso alla speranza.La speranza distrugge la certezza dell’ineluttabile e della morte, riapre l’orizzonte, il possibile con le sue incertezze esistenziali.
Ed è questa apertura che ci ridà gioia, slancio , interessi, calore. “

Francesco Alberoni - La speranza – ed. Superbur



“Ricordo sempre con tanta tenerezza le parole di mio nonno che tutte le volte all’emergere di una triste notizie, quale ad esempio un lutto, mi diceva …i genitori non dovrebbero mai sopravvivere ai propri figli…; non credo in effetti che esista dolore più grande di questo . Solo parlare di questo argomento c’è da rabbrividire, quasi a voler rendere ancor più problematica l’inizio di questa giornata, settima di lavoro , ma non è di certo questo il mio intento.
Al contrario è proprio da questo che ho tratto le belle parole di Alberoni alle quali aggiungo un sogno, perché la speranza altro non è che un sogno che si impossessa di te , e di conseguenza devi decidere cosa fare, quale strada prendere,cadere nello sconforto più totale o trovare la forza di reagire sempre, anche davanti all’improbabile e perché no anche davanti all’impossibile.
Il tuo sogno puoi viverlo, lasciare che questo gestisca la tua vita, o fartelo scappare e poi passare il resto del tempo che ti rimane a pensare che cosa avrebbe potuto essere, che qualcosa avresti potuto fare.
So già tuttavia la tua risposta. Sei già particolarmente impegnato con la famiglia, con il lavoro, dai troppo per troppo tempo, e a quel punto qualcosa spegne la gioia e l’emozione di aiutare gli altri. Ed è così che abbiamo perso tutti.“

un pensiero di Giovanni Prati

La pignatta di terracotta - 16 Aprile 2006










Vestiti a festa
streghe, draghi
un terribile temporale

Deboli braccia
un piccolo ramoscello
è il mio bastone

Emblematica
appare la vita
davanti a un gioco

In fondo
un amico
trasforma lunghi minuti in ore

Un burattino senza fili
in un mondo maniacale,
una realtà che non è così
che nessuno vuol lasciare

Non importa il fare,
solo perché si può fare

Le cose cambiano
il tempo cambia,
tutto lascia dietro sé
dentro di te

Bendato
di fronte
ad una pignatta di terracotta
vuota e misteriosa
continuo a cercare

(Giovanni Prati)
Copyright 2006 – da “ Matreimà ” Giovanni Prati




Allungherò una mano, piano, per prendere il responso,sentenza annunciata , senza appello né critiche,giusta, ponderata,che rimette le righe là, dove si erano cancellateper un temporale d'estate. ( l’innominata …una cara amica)

Lo scorrere del tempo, che passa veloce, i ricordi che ritroviamo nel nostro destino.
Forse è giusto stare in silenzio quando si vuole raccontare molte cose di sé.
Andiamo alla ricerca dei sentimenti e quando li abbiamo lì, a portata di mano, non siamo capaci di ascoltarli, per paura cerchiamo di allontanarli, di frantumarli.

Come per gioco, allungai una mano, piano, per prendere il responso,
una sentenza annunciata… nessun bastone per rompere la pignatta, che appesa all’albero raccoglieva i sentimenti di una vita, solo un ramoscello e alcune foglie perdute, portate via dal vento…


(Un pensiero di Giovanni Prati)

“Marilì Monrò” 25 settembre 2005"

.


Un pacchetto di popcorn
una bibita
quel signore col bastone
seduto in galleria
continuava a dire
zitto cinno, giù la testa
se no at caz uno smataflone
am san namurè ed Marilì Monrò

Oggi
una sala semivuota,
tendaggi rossi
frappe dorate
uno schermo
che a fatica
ha lasciato il bianco e nero
ma non si colora più

Si aprivano le porte
tutti in fila alle casse
e quel cartello
che diceva:
Solo posti in piedi!
ormai è una icona
appesa al muro
che nessuno legge più

Si spengono le luci,
ora c’è tutto il posto che vuoi
in platea,
figuriamoci in galleria

Il cinema ha perduto
il cinno
col suo pacchetto di popcorn,
senza parlare di cal vécc
che quando non russava
continuava a ciacarer con Marili Monrò

mi sia permesso dirlo con rispetto
al fazev gnir du bei maron


(Giovanni Prati)
Copyright 2005 – da “ gli uni e gli altri ” Giovanni Prati




“…
- parchè Kim Novak fèla schif?-

- Vut metter Marilyn, l’è un spetàquel-

e gli altri - Eva Gardner eus’éla:paraléttica?-

-No no, ma Marilyn l’ai ha un quèl-

- Va la che s’as presanta qué, adès, Ginger Rogers te t’at caz par tèra e bonanot-

-No, Marilyn l’è d’un èter pianeta-

-Un ètra categorì-

-An s’pòl brisa spuser na dòn acsé-

-Parchè?-

-Tè t’la spòus, s’l’ai sta, e po’ et vén dantr al bar con tò muiér e i mòren tòtt-

-Tòtt, fòra che Filippo-

-Parché?-

-Par mé l’è un pedro!- …”

( Andrea Mingardi- benèssum-)



A volte penso al cinema, ai brustulini, ai burdigoni, e a tutte quelle leccornie che rendevano più saporito il film.

Se poi riuscivi ad ottenere tutto questo pur essendo in bolletta, allora voleva proprio dire che ti dovevi essere guadagnato molti talenti a servire messa, o eri stato tanto bravo da vincerli ai tuoi compagni col gioco delle figurine.

E se poi c’era Marilyn Monroe?
Il prete tagliava la pellicola e per noi era uno shock!


(Un pensiero di Giovanni Prati)

venerdì 20 luglio 2007

Storia di un uomo randagio




Vecchio , stracciato e stanco
va’ per la sua strada il monco
e intorno sente alcune risatine
che sembran fatte proprio da bambine
ma son soltanto alcuni topolini
che tra l’immondizia sono intenti
a rosicchiar contenti
e sembran dirgli :
“su , miserabil non sei
se vuoi tu mi dai i tuoi problemi
e io ti do i miei”

Ma continua nel suo cammino
il vecchio stanco
senza il becco di un quattrino
e fra le lacrime dispera
pensando ai suoi dolci occhi da bambino
e a quel che era

Perché non posso tornar indietro?

Perché non posso tornar piccino?

Anche allora non avevo un becco di un quattrino
ma non ci pensavo
e a giocare coi compagni me ne stavo

Adesso invece sono vecchio e solo
dei soldi proprio non mi duolo
è la tristezza
è la solitudine , che mi fan paura
al resto non do cura

E girava ormai a tentoni
per la stanchezza , lungo i portoni
il vecchierel scontento
e ammirava il mondo da lì, dai bidoni
poi d’un tratto qualcosa l’accecò
vide la pistola e si chinò
la prese in mano e si rabbrividì

Lo videro il vecchierel scontento
solo tra i suoi bidoni
solo tra il suo mondo inutile, di sogni di spazzatura
solo il rusco gli offrì sepoltura.


(Giovanni Prati)

Copyright 2003 – da “ Ancora più in là, ed oltre…” Giovanni Prati




“Ho pianto, come spesso faccio quando penso a qualcuno che non c’è più su questa terra, ma che per me esisterà per sempre. MA questa volta le lacrime sono quasi rabbia, rabbia per l’impotenza nella quale ti trovi in certi momenti della vita. Rabbia d’impotenza davanti alle situazioni e alle avversità della vita. Purtroppo parlo di cose materiali, tutte quelle cose materiali che non ci porteremo via quando anche per noi arriverà l’ora del trapasso. Purtroppo di materia è fatto e vive l’uomo, quindi è inutile fare discorsi difficili. Resta lo stesso la rabbia di rendersi conto che non si è nelle condizioni di poter aiutare chi ti ha dato tanto. Tu non puoi dare niente.
Forse l’inferno è nella nascita, il purgatorio nella vita e il paradiso nella morte?
Non di discorsi inutili ho bisogno in questi momenti.In ogni modo non saremo mai giudici di noi stessi.”

(Vincenzo Mangiapane- I Vecchi non dimenticano—Ed.Nuovi Autori)

Nel cimitero dl Père-Lachaise, in vicinanza della fossa comune, lontano dal quartiere elegante di quella città dei sepolcri, lontano da tutte quelle tombe stravaganti che ostentano di fronte all’eternità le orribili mode della morte, v’è , in un angolo deserto, lungo un vecchio muro, sotto un grande tasso lungo il quale si arrampicano, in mezzo alla gramigna ed al muschio, i convolvoli, una pietra . Quella pietra non è più delle altre esente dalla lebbra del tempo, dalla muffa, dal lichene e dallo sterco degli uccelli; l’acqua la fa divenire verde, l’aria l’annerisce. Non è vicina ad alcun sentiero, e a nessuno viene in mente d’andare da quella parte, perché l’erba vi cresce folta e ci si bagna subito i piedi. Quando v’è un po’ di sole, vengono le lucertole;intorno intorno, è tutto un fremere d’avena selvatica. In primavera, le capinere cantano sull’albero.
Quella pietra è completamente spoglia. Colui che la tagliò pensò soltanto al puro necessario della tomba e l’unica cura fu di far la pietra abbastanza stretta perché potesse coprire un uomo.
Non vi si legge alcun nome.
Solo ( sono passati molti anni da allora), una mano vi scrisse con la matita codesti quattro versi, divenuti a poco a poco illeggibili sotto la pioggia e sotto la polvere e che, probabilmente, oggi sono scomparsi:

Ei dorme. Sebben strana fosse con lui la morte,
Vivea. L’angel suo sparve, ed egli venne a morte.
Così, semplicemente, la vita sua finì,
Come la notte scende, quando tramonta il dì.

( I Miserabili di Victor Hugo )



Storia di un uomo randagio, una poesia che scrissi da ragazzo, ormai quasi trentacinque anni fa.

Una poesia, che mi ha accompagnato per tutta la vita, una delle prime , a cui sono legato di più.

Una poesia scritta in chiave ironica, ove veniva rappresentata la morte di un vagabondo, davanti alla tanta indifferenza delle persone che lo circondavano.

Quei topolini, che altro non erano, e tuttora continuano ad essere , quelle persone di cui ci attorniamo, sempre pronte a dire e ridire su ogni cosa, anche sulla “miseria” degli altri, tanto sono presi a loro volta a dover nascondere la propria.

Il ricordo di quel monco, di quel vecchio a cui mancava qualcosa d’importante; monco della solidarietà ed affetto degli altri. Il suo continuo ricordo , di quando , da giovane, pur povero, passava le giornate in compagnia dei suoi amici, quei pochi e veri, che il tempo, a poco a poco, gli aveva portato via.

Restato solo, in una società ormai “diversa “, nella quale non riusciva più a ritrovarsi , iniziò il suo cammino alla ricerca di qualcosa , di qualcuno… girava ormai a tentoni per la stanchezza, lungo i portoni…ma in una società , ove i vecchi e i bambini, cominciavano a contare (economicamente) sempre meno, le porte si chiudevano sempre di più.

L’inizio di una società sempre più portata a dare importanza a tutte quelle cose materiali che non ci porteremo via quando anche per noi arriverà l’ora del trapasso.

La soluzione a tutti i problemi della vita, ad un certo punto. sembrava proprio essere lì, a portata di mano…Vide la pistola e si chinò.
Tanta era la paura , di fronte a quel disperato gesto… la prese in mano e si rabbrividì.

Poi , l’amara decisione.

Tutti lo videro…, era giacente lì, in mezzo ai bidoni dell’immondizia.

Ma a chi mai importava, in fondo altro non era che un vecchio , un barbone, un peso per la società. Uno in meno!

Tanto valeva far finta di niente, caricarlo sul camion della spazzatura…
solo il rusco gli offrì sepoltura.





Così, semplicemente, la vita sua finì,
Come la notte scende , quando tramonta il dì.

Dopo tanti anni, continuiamo , sempre più , a morire davanti a quei “bidoni della spazzatura “, che altro non sono che le nostre case, i nostri uffici, le nostre città, ove ci troviamo sempre più ad essere soli con noi stessi, mentre fuori continuano a girare quei topolini che tra l’immondizia sono intenti , della nostra vita, a rosicchiar contenti…

Nel cimitero, lontano da tutte quelle tombe stravaganti , in un angolo deserto, lungo un vecchio muro, continua a girare a tentoni l’angel di quel vecchierel scontento, tra le tombe, ancora lì, alla ricerca della sua.

( Un pensiero di Giovanni Prati )

martedì 1 maggio 2007

Pollicino

image002.jpg



Raccontami una fiaba
dimmi qualcosa
qualunque cosa

Io non ho colpa
di come sono

Se non hai il coraggio di guardarmi
almeno chiudi gli occhi
e sogna

La maschera dell’infelicità
calzata sul mio viso

La folla intorno a me
mi toglie il respiro

Come se niente fosse
continuo a camminare
sulle mie tracce

C’è sempre qualche briciola di pane
che ci lasciamo dietro

Pollicino si è addormentato nel bosco
non troverà più la strada


(Giovanni Prati)
Copyright 2007 – da “ Aldebaran” Giovanni Prati



“… Ma dove sei stato?- Ah, babbo, sono stato in una tana di sorcio, nel ventre di una mucca e nella pancia di un lupo: adesso rimango con voi. – E non ti vendiamo più, per tutto l’oro del mondo! – dissero i genitori, baciando e abbracciando il loro caro Pollicino. Gli diedero da mangiare e da bere e gli fecero fare i vestiti nuovi, perché i suoi erano sciupati in viaggio.”

( Pollicino – Jacob e Wilhelm Grimm- Fiabe - Einaudi )



CHE MONDO MERAVIGLIOSO

Vedo alberi verdi, anche rose rosse
Le vedo sbocciare per me e per te
E fra me e me penso, che mondo meraviglioso

Vedo cieli blu e nuvole bianche
Il benedetto giorno luminoso, la sacra notte scura
E fra me e me penso, che mondo meraviglioso

I colori dell'arcobaleno, così belli nel cielo
Sono anche nelle facce della gente che passa
Vedo amici stringersi la mano, chiedendo "come va?"
Ma in realtà vogliono dire "Ti amo"

Sento bambini che piangono, li vedo crescere
Impareranno molto più di quanto io saprò mai
E fra me e me penso, che mondo meraviglioso
Sì, fra me e me penso, che mondo meraviglioso


( What A Wonderful World Louis Armstrong )


E fra me e me penso…

E se fosse il mio bambino?
Cosa potrei mai fare per lui qui sperduto tra la terra arida e il sole cocente, senz’acqua, né cibo e medicine. Dimenticati da tutti.
Potrei vendere il mio bambino al primo turista che passa, con la speranza che vada a stare meglio… ; corre voce che prima o poi passerà da qui una troupe televisiva, che ci scatterà qualche foto… - se non hai il coraggio di guardarmi, almeno chiudi gli occhi e sogna - .



Ma andrà a stare meglio? Sarà davvero così meraviglioso quell’altro mondo?
Sì, quello che sta dall’altra parte e che permette tutto questo…
-Ma le cose da sempre vanno così! Tu vivi nelle favole!- a volte dico a me stesso.
Si sta facendo sera , ed è già ora di andare a dormire.
-Anche stasera …a letto senza cena! No, non piangere, lo so che non sei stato un bambino cattivo, quindi , ho un’idea, come premio ti racconterò una fiaba, quella del piccolo Pollicino -
Forse questa notte il mio bambino si addormenterà più sereno …
attraverso l’incantesimo di un bacio, tra le mie braccia, non si sveglierà più.
Da solo , il mio piccolo Pollicino troverà la strada per un Wonderful World, cullato da nuvole bianche, in un cielo blu.
E fra me e me penso…che non lo vedrò mai più.


( Un pensiero di Giovanni Prati)