L’inesistenza
L’uomo non potrà dimenticare la vita con la morte
rivedrà come in un sogno la sua vita
gli si presenteranno davanti le immagini della sua felicità
della sua tristezza
gli sembrerà di aver vissuto un attimo
di essere stato una parola tra le tante parole della gente
Si sentirà inutile e debole
e chiederà aiuto
Chiederà aiuto ma non lo troverà
negli occhi compassionevoli della gente
non lo troverà fra le sue cose
non lo troverà nei suoi ricordi
Lo troverà nella pace
nella pace di tutte le cose
nell’erba verde dei prati
nel sole tanto lontano e immenso
lo sentirà dentro questo sole
lo sentirà suo
sentirà che questo sole sarà sempre suo dopo la morte
sentirà che questo sole sarà la vita, la morte, la felicità
e tutto ciò che non ha potuto avere prima
Sentirà i suoi raggi chiudergli gli occhi ,
piano e dolcemente
e fra l’inno supremo dell’universo
si metterà a camminare, a volare
e arriverà,
arriverà
E non sarà più solo
e non sarà più triste
e non sarà altro ,che uno tra i tanti
(Giovanni Prati)
Copyright 2003 – da “ Ancora più in là, ed oltre …” Giovanni Prati
E quando egli si presenterà a Dio, io sarò inevitabilmente dietro di lui, coinvolto nell’esame e nella valutazione della sua vita, in positivo o in negativo. Anche se lui sarà mio figlio o il figlio di mio figlio, anche se lo conoscevo appena o non l’avevo mai conosciuto, io sarò chiamato con lui, nel momento conosciuto, io sarò chiamato a lui, nel momento del suo giudizio, se in qualche modo, diretto o indiretto, ho potuto influire sulla sua vita. Anch’io dovrò rispondere per lui. Perché egli è nato da un soffio di Dio su qualche cellula d’uomo, ha assunto specificità propria, ma io facevo parte di quel mondo esterno che ha partecipato alla sua specificità. Ed egli sarebbe stato diverso se io avessi dato una testimonianza, una presenza, un’azione diretta.
Anche se io non avessi voluto, avrei influito su di lui con l’assenza della mia testimonianza. Non mi era concesso di non essere presente.
E se poi egli è mio figlio, sangue mio, carne mia, che ha succhiato fin dal primo istante il mio comportamento,la mia attenzione, i miei problemi, le mie stranezze, la mia fede, la mia bontà o la mia collera, la mia onestà e coerenza, la mia serenità o i miei capricci?
Non c’è passione o ambizione o lusinga che valga la pena di essere seguita e adorata se questa mi distrae dal mio cammino verso lo sviluppo vero della mia vita e della mia testimonianza di vita a tutti i fratelli, prossimi o lontani, alla cui vita partecipo, volente o nolente.
Perché tutto passa, la macchina si ferma, il corpo muore e il Signore mi domanderà: - Ti ho dato un soffio di vita eterna, come me lo riporti adesso?
E quando si presenterà a lui il mio fratello, il Signore chiamerà e mi dirà: Avevo fame e mi hai dato da mangiare…- Oppure: - Avevo fame e non mi hai dato da mangiare…-.
E io gli chiederò- Ma quando, Signore, ho fatto questo?-
Egli mi risponderà:- Tutto quel che hai fatto a questo tuo fratello lo hai fatto a me. Perché io ero con lui con il mio soffio di vita—
( Angelo Sampaolo- E se il tempo sparisse? Riflessioni sul senso della vita- ed. Paoline)
La terra, vista da distanze lunari, è così bella, così tranquilla, così in pace , che se non avessimo saputo quali sono i suoi problemi, dico la verità, avremmo creduto soltanto a un piccolo mondo silenzioso, pacifico, solitario.
(Frank Bormann)
L’uomo non potrà dimenticare la vita con la morte…
Sarà vero che alla fine della nostra vita, lunga o corta che sia, ci troveremo di fronte a qualcuno a cui dovremo rendere conto di ciò che abbiamo fatto, per quello che siamo stati?
Forse, prima e dopo di noi, altro non c’è che il nulla e, quindi, nulla ricorderemo di noi, come ora non ricordiamo, ciò che era stato di noi prima di questa nostra vita.
L’inesistenza è qualcosa che ci appartiene, che non ci abbandona.
Il peso dell’inesistenza, dell’esistere anche dopo.
La paura di affrontare la morte, e la non conoscenza del dopo.
Ci sarà poi un dopo?
Ci sarà una ricompensa nell’Aldilà per i giusti, per i buoni, o il tutto sarà stato solo un inganno, un costrutto della nostra mente?
Un anziano accetta questo passaggio con maggiore serenità, sa della vita più di quanto si può conoscere della morte, e trovandosi di fronte al bivio, non ha più paura di fare il grande passo. Per quanto grande è il dolore di lasciare ciò che si ama, la morte diventa, per lui, sempre più parte della vita, a tal punto da sentirla un tutt’uno con essa.
Il giovane, il bambino, il neonato, non ha ancora la piena conoscenza della vita, quindi a lui non appartiene nulla della morte.
Accade spesso che le cose si presentino in modo diverso, e che la morte sopraggiunga prima ancora dell’aver vissuto per intero la propria vita.
E questo non ha giustificazione alcuna, quando avviene per mano dello stesso uomo.
Spero solo che queste piccole creature, una volta davanti a Dio, non si ritrovino ad essere sole, anche lì, l’una tra le tante, ma che possano godere di tutta quella felicità che non hanno potuto avere prima.
L’uomo non potrà dimenticare la vita con la morte…, sempre che l’abbia potuta vivere per quel tanto, per quel poco, per quel soffio di Dio.
( Un pensiero di Giovanni Prati)

