domenica 31 ottobre 2010

La panchina





Seduto a riposare su questa panchina
nascosta dietro un lampione,
ad aspettare che si spenga il giorno

Fa freddo e cadono le foglie,
un autunno gelido
che preannuncia un inverno ormai alle porte

La nebbia avvolge col suo mantello il lago
che si perde a poco a poco

Mi tengo stretto ,stretto nel mio cappotto,
un leggero vento
arrossisce il mio viso
e mi gela il naso
mettendo a nudo il mio cuore
e il silenzio lascia spazio ai miei pensieri

Ci sei anche tu.

Non aver paura ,
vieni qui
insieme saremo meno soli
e il freddo non ci giocherà nessuno scherzo

Fai un salto sulla panchina.
Dai , vieni su!

Stai fermo con la coda,
ho capito , da qui lo vedi anche tu

Non è un sogno,
è la realtà che tutto spazza via

Su questa panchina ricordati di me
quando non potrò più farti compagnia

(Giovanni Prati )
Copyright 2004 – da “ Forse un giorno, non molto lontano…” Giovanni Prati


…Nell’amicizia frasi come < sarò tuo amico per sempre> , o < sono sempre stato tuo amico>si usano solo quando l’altro non ci crede e, quindi, quando l’amicizia non esiste.
Fra due veri amici questo tipo di cose non si dicono e sono presupposte.

Francesco Alberoni – L’amicizia – Bur


…< Non si riesce a rimanere indifferenti, quando si viene ignorati > commentai. E lui rispose : < Non c’è modo di proteggersi da questo, non può esserci nessun modo… quando capita, non si può fare come se non fosse accaduto… è come essere ossessionati dall’idea di qualcuno che vuole dimenticarsi di te… di tutti i momenti in cui non si viene notati >

Adam Plillips- La scatola di Houdini – Ponte Alle Grazie


Dammi retta , Lucilio, dedicati un po’ a te stesso e tieni da conto, tutto per te, il tempo che finora ti lasciavi portar via, in un modo o nell’altro, o, comunque , perdevi

Seneca – Lettera a Lucilio


“ Il dolore viene e va, ma, quando esce da casa tua, difficilmente chiude la porta. E’ un ospite poco gradito e, come tutti, inizialmente fa i complimenti, ma poi, una volta rotto il ghiaccio, non dimentica la tua ospitalità. Non è possibile essergli amico, eppure, se inizia a conoscerti, si affeziona al punto da tornare sempre da te. E’ talmente fedele che, anche dopo essersi allontanato per un po’ di tempo, anche quando lo si crede scomparso, sa sempre trovare la strada di casa.
C’è poi qualche fortunato che per tutta la vita riesce quasi a non incontrarlo, o a conoscerlo solo a distanza. Solo che poi, chi lo vede solo da lontano, non sa come comportarsi nell’incrociarlo, non sa se salutarlo o far finta di niente e passa per maleducato o superficiale.
Chi riesce a sembrare così è salvo, rimane al sicuro dalla sua invadenza, mentre chi è sensibile non se ne libera più. So che non dovrei parlare così di chi ormai conosco bene, ma non vorrei doverlo incontrare nuovamente. Eppure è una certezza, tanto che non bisognerebbe mai sentirsi troppo soli o trascurati, perché proprio in quel momento lui torna.

Qualche mese fa è partito per un altro dei suoi viaggi, ma, per non essere dimenticato, ogni tanto mi telefona o mi scrive. Ieri mi ha anche detto che questa sua vacanza sta per terminare e tornerà da me. Non sono riuscita nemmeno ad avvertirlo che sarò troppo impegnata per ospitarlo, perché so che va trattato con molta attenzione. Sa essere molto vendicativo, quando rifiutato.
Quindi mi arrendo e mi preparo a riceverlo. Mi dispiace perché iniziavo a stare meglio e a pensarci meno, anche se poi, a volte, il ricordo tornava più forte e vivo che mai. Non so per quanto tempo si tratterrà questa volta, sicuramente però, pur vedendomi stanca, non si farà altri scrupoli e non andrà via prima per questo.
L’ultima volta è rimasto a casa mia per un anno intero. Un anno difficile, in cui tutti abbiamo dovuto adattarci a lui e mai lui a noi.
Nessuno aveva più un suo spazio, e l’aria era divenuta irrespirabile.
Non si è neanche limitato a questo, perché, oltretutto, non è arrivato solo. Ci ha imposto tanti amici indelicati ed invadenti, che andavano e venivano, come lui, senza ordine nè rispetto.
Non so se questa volta sarà solo, ma penso di essere più preparata a quella confusione. Speravo solo rimanesse via un po’ più a lungo, per poter avere più tempo per riprendermi dall’ultima volta, ma non tutto può essere programmato. Ci si conviverà ancora, ci si adatterà nuovamente a lui, alle sue abitudini, alle sue brutte sorprese, ai suoi vizi. Ma, tra questi, ci sarà sempre il suo vizio peggiore, quello che non riesco proprio ad accettare, ed è il suo continuo uscire senza mai chiudere la porta. “

“ Il Dolore ” - Una mia cara amica - (una grande scrittrice)


La nebbia che cala su di noi, sulla nostra vita.
La realtà che nasconde tutto e che ti fa apparire il tutto come un sogno.
Aver perso la cognizione del tempo, un tempo che ci siamo lasciati portar via, un tempo al quale volevamo restare attaccati per essere “ notati “ dagli altri, almeno da quelli che in qualche modo consideravamo amici, per poi trovarsi invece, avvolti nel proprio pastrano, coi nostri pensieri e i nostri ricordi.

La panchina, un luogo dove ci si confida con l’altro, con colui che non conosciamo, ma sappiamo che anche lui, se si è seduto qui accanto ,lo ha fatto perché come noi sente il bisogno di mettere a nudo il suo cuore , dentro la nebbia che nasconde tutto ,ma rispetta di ognuno i segreti e non li lascia fuggire.

Anche su quella panchina le persone col tempo hanno smesso di sedersi, rimanendo così ancora più sole a guardare il lago … che a poco a poco non si vede più.
E proprio quando restiamo soli , ecco pronto sulla soglia di casa il dolore , che senza alcun invito si mette a sedere al nostro tavolo, al nostro posto e vuole essere servito.

Il dolore che si prova solo quando già lo si conosce e, proprio per questo, che a volte si traveste da amico, quell’amico che quando esce di casa si dimentica sempre di chiudere la porta .
Ma lui è fatto così , bisogna solo aver pazienza che la nebbia se lo porti via , tanto non ha scampo , in qualsiasi veste sia , non potrà mai prendere residenza in casa nostra.

Poi come d’incanto ,una volta andato via, ecco avvicinarsi a noi un compagno… un gatto randagio , un cane infreddolito , che ci guarda e ci capisce.

… è il mio Amico , che anche oggi è venuto a trovarmi, non mi ha mai fatto confidenze ma ha ascoltato in silenzio le mie.
Insieme siamo rimasti a guardare la realtà che tutto spazza via, increduli, credendo fosse un sogno.

So di doverlo lasciare , certo tuttavia , che lui continuerà a sedersi lì , ogni sera d’autunno, e quando il freddo gli gelerà il naso si avvolgerà nel mio cappotto, quello che gli ho lasciato sulla panchina.

Qualcuno ,prima o poi , quella panchina gliela porterà via e lui continuerà a cercarmi , dentro la nebbia, ma non mi troverà, e se incontrerà quel dolore che un tempo era andato via, allora dovrai esserci “ tu “ ad aspettarlo , per fargli un po’ di compagnia.

Un pensiero di Giovanni Prati

sabato 30 ottobre 2010

Mi mancherai tanto



Sei già lontana
continui a cercarmi, a non lasciarmi

Ti stanno portando via da me
e non hai più forze per poterli ostacolare

Compagna della mia vita
tenera carezza raccolta in una mano
dolce sorriso che illumina il tuo viso

Mi mancherai tanto

I tuoi infiniti dubbi e le tue paure
i tuoi rimproveri accorati
e quel tuo allegro umore
la tua immensa gioia per la vita
e quel tuo comprendere il dolore

Ho imparato tanto

Non riesco più a capire
dove finisce il gioco e inizia la realtà,
e mi inganno

Vorrei poter tornare indietro
riavvolgere il filmato
per tutta la vita ti ho amata
così com’eri, io non ti ho mai abbandonata

Vorrei abbracciarti ancora
e darti un altro bacio
accarezzare i tuoi capelli
e farti riposare sul mio cuore
la vita che ci divide
non spezza il nostro amore

Ogni stella in cielo è solo una goccia del tuo splendore
cercandoti lassù si scalderà il mio cuore,
mi mancherai tanto

(Giovanni Prati)
Copyright 2004 – da “ Forse un giorno, non molto lontano…” Giovanni Prati



“ Poche sensazioni possono essere così stimolanti e includere allo stesso tempo, tanta paura quanto la consapevolezza di essere oggetto dell’amore di un altro, perché se non si è assolutamente sicuri delle proprie virtù, si giudica l’affetto che si riceve come un grande dono immeritato “

Alain De Botton – Esercizi d’amore – le Fenicie


“ Ci sono due tragedie nella vita:
la prima è di non ottenere ciò che si desidera
la seconda è di ottenerlo “

Oscar Wilde


“ Ritrovarsi nella propria profondità, negli altri e nelle riflessioni che rivelano un fondo comune, una radice prima uguale per tutti che genera ogni diversità. Come dire : tutti i trifogli sono fatti dalle stesse sostanze, ma non esiste un solo trifoglio che , nella sua semplicità , sia esattamente uguale ad un altro “

( Il pensiero di uno spettatore ) da :La vita in gioco- Andrea Cocchi- ed- Franco Angeli



“ Aiutatevi l’un con l’altra, ma non fatene una prigione d’amore : piuttosto vi sia tra le rive delle vostre anime un moto di mare. Cantate e danzate insieme e siate giocondi , ma ognuno di voi sia solo, come sole sono le corde del lutto, sebbene vibrino di una musica uguale. Ergetevi insieme ma non troppo vicini : poiché il tempo ha colonne distanti, e la quercia e il cipresso non crescono l’uno all’ombra dell’altro “


Gibran Kahlil Gibran- Il Profeta - Guanda




Amore…
Quando inizia e quando finisce.
Amori di un solo giorno e amori destinati a durare tutta la vita , anche oltre la vita.
Troppo semplice, troppo banale confondere gli amori.
Vivere tutta una vita con lei accanto, una vita per quanto possibile intensa e lunga, per poi ritrovarsi un giorno a dover rendere conto, non si sa a chi, tirare le somme e constatare che il risultato è sempre quello, ha sempre un segno meno davanti.
Un segno meno, negativo ,che rispecchia fedelmente qualcosa che da lì in poi mancherà…
Nelle parole di Oscar Wilde, la tragedia sta già nel fatto di aver ottenuto quello che si desiderava , perchè il desiderio col tempo si affievolisce e si spegne.
Sarà così anche per l’amore?
E questo vale per qualsiasi tipo d’amore ,anche per quello rivolto al figlio, alla madre , all’amante, alla moglie?
Arrivati a quel bivio i nostri cammini prenderanno strade diverse, e non riusciremo più a comprendere, ad accettare la realtà, e cercheremo di restare legati a quel desiderio di poter riavvolgere il nastro e tornare indietro, rivivere attimo dopo attimo tutti quei sentimenti, quei momenti pieni di significato, come una carezza, un rimprovero, una paura, una gioia, un abbraccio… un bacio.
Tutti gli amori all’apparenza sembrano uguali , ma come i trifogli non ne esiste uno identico all’altro , perché ognuno di noi vive questo sentimento in modo del tutto personale ed intimo, così ci ricorda uno spettatore ( della vita) nel bel libro dell’amico Andrea Cocchi, che ricordo sempre con affetto.
Il percorso fatto assieme, se basato sul rispetto reciproco permetterà di far crescere quella quercia e quel cipresso robusti , con i rami rivolti al cielo, che guardano alle stelle cercando ogni sera quelle gocce di splendore, quel calore che ha sempre permesso loro di scaldare i cuori.
Giunti al bivio … si diramano due strade … in una continua a fare ombra una quercia, nell’altra un cipresso.

Amore… Mi mancherai tanto.

Un pensiero di Giovanni Prati

lunedì 11 ottobre 2010

Pezzi di vetro



Ho visto la vita
attraverso pezzi di vetro

Dettagli sfumati
colori appannati
parole solo accennate

Ho visto la vita
attraverso pezzi di vetro
dimenticati in cantina

Ho visto la vita
attraverso i tuoi occhi

Attraverso quei pezzi di vetro
ti ho visto ancora piccina
baciata da un filo di luce
al sorgere del sole ogni mattina

Velati pensieri , mai sussurrati
lasciati lì soli , con abbracci non dati

Attraverso i tuoi occhi
ricordo il tuo viso
quella dolce lacrima
sul quel tenue sorriso

Il tempo che scorre
che ti porta via
lontana da me,
ovunque tu sia

Ricorda quel tempo, ormai tanto lontano
ricordalo ora, ricordalo piano

Le cose più dolci dette in cantina
poi una folle corsa, in quella triste mattina

Pezzi di vita attraverso pezzi di vetro
gli occhi del mondo in cerca del nostro segreto

(Giovanni Prati)


Copyright 2004 – da “Forse un giorno, non molto lontano… “Giovanni Prati


“Questa cosa orribile, che fa veramente impazzire: che se siete accanto a un altro, e gli guardate negli occhi…potete figurarvi come un mendico davanti a una porta in cui non potrà mai entrare: chi vi entra non sarete mai voi, col vostro mondo dentro, come lo vedete e lo toccate; ma uno ignoto a voi, come quell’altro nel suo mondo impenetrabile vi vede e vi tocca…”

Luigi Pirandello - Enrico IV



“ Questo , ecco, proprio questo era ciò che lui aveva sognato tanto spesso e che sempre aveva desiderato… una storia che non dovesse mai avere fine “

Michael Ende – La storia infinita – Tea


“Perché d’altro canto la vita che si ha davanti appare in gioventù così illimitatamente lunga? Perché si ha bisogno di spazio per popolarla con sconfinate speranze, alla realizzazione delle quali non basterebbero gli anni di Matusalemme. E poi perché, per misurarne la durata , si prendono come parametro i pochi anni che uno ha già alle spalle e il cui ricordo è sempre denso di contenuti, quindi lungo, perché la novità faceva apparire tutto ricco di significato; così tutto in seguito veniva ripensato, era rievocato spesso, e quindi s’imprimeva nella memoria.
A volte crediamo di sentire nostalgia per un luogo lontano, mentre in realtà la nostalgia è solo per il tempo che abbiamo trascorso in quel luogo quando eravamo più giovani e più vigorosi. Il tempo così ci inganna, mascherandosi da spazio. Se raggiungiamo quel luogo , ci accorgiamo dell’inganno “

Schopenhauer - Aforismi sulla saggezza del vivere – Mondatori


“ mi viene in mente una frase, sai quelle massime zen …, che però lessi tantissimi anni fa, quando ancora non si parlava di zen, su un libriccino che non trovo più…
< Il viandante non è lieto tra le sue cose, ma ha in sé la chiave dei cuori altrui…>
Mi sembra la sintesi più azzeccata della mia (nostra?) vita : la felicità non si trova guardando solo se stessi ; la felicità si può donare, e ricevere, ed il segreto è solo nel comunicare”

Un caro amico

“Che straordinaria forza, continuo a pensare oggi, è quella di trascinarsi gli affetti fino a perderli uno ad uno, quanto più ce li hai nelle viscere e nel sangue. Che battaglia perduta e pur combattuta fino all’ultimo respiro contro un nemico che non si vede, che delirante segno di sé conoscersi e soffrirsi fino allo spasimo, sapendo di possedere un’immensa luce dentro che esce a brani, a strappi, a barlumi. Che straordinaria , incrollabile fede nella vita, questo andare incontro a Dio, alla fine, sorridendo così, perché si è stati più forti di tutte le gioie e le sventure, di tutti i misteri, ti tutti gli odi e gli amori. Io sono un uomo: altro non c’è, non contano né il viaggio, né gli incontri, non contano la tempesta e il sole, non contano i giorni, le ore, non conta nemmeno il senso delle cose, che brilla o si spegne. Io sono un uomo e basta : al di là e oltre, con o senza tutto questo. “

Roberto Vecchioni – Il libraio di Selinunte - Einaudi

Se potessimo fermare il tempo, in quale momento della nostra vita vorremmo accadesse?
Ora? Un po’ prima?Dopo?
La scelta per quanto semplice all’apparenza possa sembrare, ci porterebbe allo sconforto.
E’ come chiedersi se guardando negli occhi la persona amata, o le persone che più amiamo , riuscissimo , pur facendolo col cuore, a carpirne i segreti.
La verità , come dice Pirandello, è che ci verremmo a trovare come un mendico davanti a una porta in cui non potremo mai entrare, perché le storie, di qualsiasi natura esse siano, sono proprie ed intime per coloro che le vivono, a tal punto come dice Michael Ende da desiderarle storie infinite.
Se poi questi ricordi, queste emozioni, sono vissute intensamente in gioventù , allora a maggior ragione lasciano un indelebile segno nel cuore, perché ,come dice Schopenhauer , la novità è sempre ricca di contenuti che si imprimono nella memoria.
Attraverso quei pezzi di vetro , passa il ricordo del tempo che scorre in uno spazio dimenticato , quasi nascosto alla vita frenetica di tutti i giorni.
Quante persone, nella loro vita , da giovani, da bambini, si sono nascoste in cantina, prestando l’attenzione al pur minimo rumore.
Due ragazzi che percorrono la vita attraverso pezzi di vetro, pezzi di vita, che altro non sono che emozioni, lasciate a dormire lì in cantina . E lo fanno l’uno attraverso gli occhi dell’altro, ma con rispetto, in silenzio, timidamente , perché ha ragione quel mio amico quando dice che la felicità non si trova guardando solo se stessi, ma la si trova e la si “prova” nel donare , nel ricevere, attraverso il comunicare, ed il più delle volte per far questo non servono le parole.
Ci portiamo con noi questi affetti, questi ricordi, e come dice Roberto Vecchioni, in questa sua meravigliosa favola, gli affetti li trasciniamo con noi, perdendoli uno ad uno, ma con la forza e con la fede nella vita , sorridendo perché si è stati più forti di qualsiasi cosa, di qualsiasi gioia e dolore.
Ed è così , che lo si voglia o meno , che ci rimangono nella mente solo dettagli sfumati, colori appannati, parole solo accennate, che ricordiamo attraverso quei pezzi di vetro che nessuno ha mai potuto raccogliere in cantina, perché quei pezzi di vetro, sono le nostre emozioni, che il mondo continua a cercare, ma che non potrà mai trovare, perché sono i nostri segreti quelli che rimarranno sempre e solo impressi nei nostri occhi e nostro cuore.

Un pensiero di Giovanni Prati