venerdì 31 dicembre 2010

Le cose che vedo



La realtà delle cose che vedo
si scontra con i bisogni della vita

Lasciano spazio a cose futili
anche i sentimenti

Il mio rifuggire mi porta lontano
da un mondo che a stento mi appartiene
e tutto si confonde

Un vecchio frate all’angolo della strada
sorride ai passanti,
mentre un padre si dimentica di fare una carezza al suo bambino
così è la gente , generosa più con il destino
che verso il suo vicino

Lacrime e sorrisi a comando
un cuor di pietra
è l’altra faccia della luna

(Giovanni Prati )
Copyright 2004 – da “ Forse un giorno, non molto lontano…” Giovanni Prati


“ … io passo in mezzo a questa gente e tengo gli occhi aperti : essi non mi perdonano che io non invidii le loro virtù.
… Essi parlano tutti di me quando la sera, siedono intorno al fuoco – parlano di me , ma nessuno pensa a me! “

Nietzche – Così parlò Zarathustra - Bur


“ …conta vincere , non importa come e sulla base di quali idee. Sanno bene che occorre oggi sostenere una verità che magari domani non sarà più vera, poiché non rende. “

Andreoli –Cronaca dei sentimenti -Bur


La realtà è ciò che vediamo ?
La realtà della realtà sta in ciò che desideriamo ?
Tutto e nulla ci appartiene, ma agli occhi degli altri chi più ha, più è…

Conta vincere , sempre, a discapito di tutti e di tutto, perché arrivare secondi vuol dire essere dimenticati. Ma la realtà delle cose che vedo è che veniamo dimenticati anche se arriviamo primi.

Un vortice violento che ti spezza le ali, in un gioco ormai senza fine. E quel vecchio frate all’angolo della strada lo sa da tempo, e regala sorrisi ai passanti, sperando di ricevere altrettanto, cercando in qualche modo di distrarli, ma non sempre ci riesce, ed è così che un padre si dimentica di fare una carezza al suo bambino, pronto però a correre al gioco, sfidando il destino e la fortuna.

Vorrei fuggire da questo mondo , ma anche l’altra faccia della luna ha un cuore di pietra , perché non c’è alcun posto dove ognuno di noi possa trovare rifugio dalla realtà delle cose che vediamo se non impariamo prima a vederle dentro di noi.

Un pensiero di Giovanni Prati

giovedì 30 dicembre 2010

Fiore




Le strade brulicano di motori
i bambini giocano nel cortile
l’occhio vigile della madre

E’ già tardi
è ora di rincasare

Tutti tornano al focolare

Lei rimane sola per strada
non ha famiglia
non ha più amici

Cerca invano un rifugio ma trova solo un ripiego

La stazione è fredda ed ha paura

Un fiore all’angolo della strada


Copyright 2004 – da “Forse un giorno, non molto lontano… “Giovanni Prati




“ La bambina camminava con i piedi lividi dal freddo…
La bambina aveva molta fame e molto freddo…
Era l’ultimo giorno dell’anno e lei non pensava ad altro! Si sedette in un angolo fra due case.
Nonna , gridò la bambina tenendosi le braccia, portami con te!”

H.C. Andersen -La piccola fiammiferaia

“ Il sole muore già e di noi,
questa notte avrà pietà ”


Renato Zero – Amico-


“ In molti luoghi ci accorgiamo di questa sofferenza, di questa fame d’amore che solo voi ed io possiamo saziare.
Pensate all’infanzia abbandonata.
Un giorno scoprii un povero bambino che non mangiava : sua madre era morta.
Mi accorsi che una suora somigliava a sua madre. Le dissi di non fare altro che occuparsi del bambino: l’appetito tornò “


S. Madre Teresa di Calcutta

“ L’angelo disse a Lot e alla sua famiglia : salvati, non guardarti indietro e fuggi velocemente, affinché tu non abbia a morire.
Sua moglie invece guardò indietro e divenne una statua di sale “


Gen., XII, 17 e 28

“ Purtroppo non possiamo sempre spiegare il destino in base al nostro valore morale, e dietro alla fortuna e alla sfortuna che ci toccano, non si nasconde necessariamente un principio di giustizia. Quel che accade a noi non sempre dipende da noi “

Alain De Botton – Le consolazioni della filosofia- Guandi


“ Potevo dir forse che non ero io? O che io ero un altro? Né era in nessun modo da ragionare un atto che agli occhi di tutti voleva appunto apparire contrario a me stesso e incoerente.
Seguitavo a camminare, come vedete, con perfetta coscienza su la strada maestra della pazzia, ch’era la strada appunto della mia realtà, quale mi s’era ormai lucidissimamente aperta davanti, con tutte le immagini di me, vive, specchiate e procedenti meco.
Ma io ero pazzo perché ne avevo appunto questa precisa e specchiante coscienza; voi che pur camminate per questa medesima strada senza volervene accorgere, voi siete savii, e tanto più quanto più forte gridate a chi vi cammina accanto : - Io questo? Io, così? Tu sei cieco! Tu sei pazzo! “

Luigi Pirandello- Uno, nessuno e centomila



E’ strano come a volte le cose che accadono vicino a noi, siano per lo più incomprensibili.
E’ facile cadere in luoghi comuni, perdersi con frasi di rito che non hanno niente di più che porsi nel consueto: tra il dire e il fare ; eppure le cose accadono anche attorno a noi, il più delle volte proprio alle persone che normalmente incontriamo per strada, o che frequentiamo nella vita di tutti i giorni.
I bambini hanno il grande dono che li porta a far nel gioco la loro differenza, ma lo fanno giocando assieme: oggi questa parte del bruto, del povero, la faccio io , domani la fai tu.
Poi il gioco finisce e col gioco il loro sogno di essere o meglio di divenire quella cosa , quella persona che la realtà non lascia trapelare.
Arriva anche per loro l’ora di rincasare. C’è chi torna a casa triste perché è finito il divertimento , chi invece , cerca invano un rifugio e ricorda con felicità quel momento .
Noi adulti abbiamo perso questo gusto delle cose , non siamo più capaci di invertire i nostri ruoli nemmeno con la fantasia, come si faceva un tempo, e di conseguenza abbiamo assunto quella “superiorità” che ci ricorda Pirandello ; la superiorità dell’essere umano nella strada maestra della pazzia : Io questo? Io, così? Sì ! proprio così! Ma anche della pazzia , noi così abili , siamo riusciti a farne “ gioco”, e forti del nostro “ filosofare “ , ricordiamo che quel che accade a noi … o attorno a noi … non sempre dipende da noi.
E così ci possiamo mettere una pietra sopra, continuando a camminare noncuranti di ciò che accade , senza mai voltare lo sguardo, avendo il cuore in pace.
Capita però che alcune persone, nel loro cammino , intraprendono strade diverse, come quella Suora a noi tutti così cara, che ce lo ricorda facendo in qualche modo tornare l’appetito anche a chi non aveva più “fame”, perché aveva perso il “cibo” a lui più caro : l’affetto della propria madre.
Se però non hai cuore e guardi indietro come fece la moglie di Lot, potresti rimanere folgorato da quell’immagine , basito e combattuto tra lo sconforto e la voglia di salvare almeno te stesso.

Ci vorrebbe un po’ di giustizia! Ma dov’è la giustizia? Dov’è la carità?

Don Milani aveva colto nel segno quando nella sua “lettera ad una professoressa” affermò che la carità senza giustizia è solo un imbroglio

E fu così , che la bambina trovò solo un ripiego , si sedette in un angolo della strada , per la piccola fiammiferaia, un angolo appartato , triste e desolato, come quella stazione fredda che incute paura.

E rivolgendosi con gli occhi al cielo disse : Nonna, portami con te!

“ … lì non c’è nessuno, nessuno Gesù “

“ Mio Dio! (padre mio) Perché mi hai abbandonato? “

Ma dov’ero io? Dov’eravate voi?

Ed è così che …, il sole muore già …, tutto si oscurò .

Le strade , luoghi d’indifferenza, continuano a brulicare di motori, le persone le percorrono senza una meta facendo delle proprie certezze prove di verità .

Tra il cemento , all’angolo della strada è sbocciato un fiore, perché era Fiore il nome di quella bambina.

Quel dolce angelo “ abbia pietà di noi ”

Un pensiero di Giovanni Prati

giovedì 23 dicembre 2010

Le persone




Le persone vanno e vengono
e non si danno pace

Aprono tante porte
percorrono tante strade
e perdono il senso della vita
barattano loro stesse
ma non trovano la via d’uscita

Le persone vanno e vengono
e non hanno cuore
si cercano ma non si trovano
e così rimangono sole

Le persone vanno e vengono
e perdono il gusto dell’amore
sono presuntuose e stupide
e spendono tutto al sole

(Giovanni Prati)
Copyright 2003 – da “Ancora più in là ed oltre …”


Quante volte ,dopo aver fatto una determinata cosa , mi sono dato dello stupido.
Accortomi che la cosa che facevo era più dettata dal fatto di cercare la felicità, quella più apparente, quella che ci trascina per poterci far notare agli occhi degli altri, mi sono seduto, e mi sono messo ad osservare.

Ho visto che tutte le persone vanno e vengono , indaffarate dalla loro quotidianità.

Hanno bisogno di trovare sicurezza economica per poi di conseguenza ottenere la tanto ambita felicità , quindi aprono tante porte, e percorrono tante strade.

Per arrivare a questa sicurezza economica sono disposti il più delle volte a barattare loro stesse, quasi ad apparire come persone che non hanno cuore.

Alcuni di questi raggiungono il successo economico, altri la notorietà, altri ancora si perdono lungo i portoni o sotto i ponti, altri ancora non finiscono mai di cercare.

Da giovani sognano d’essere eroi e di cambiare il mondo , ma solo i più fortunati da vecchi si rendono conto che il mondo ha cambiato loro, ma è troppo tardi e il più delle volte non c’è neanche il tempo di poterlo raccontare ai figli o ai nipoti.

I più saggi sono quelli che non hanno mai cercato la felicità, perché la felicità come diceva Pascal , non è nel futuro , ma nel presente, e per essere felici , il più delle volte è sufficiente accontentarsi di quello che si ha.

Accontentarsi non vuole dire non ricercare il meglio , il bene-essere, o altro, vuol dire non vivere esclusivamente per un qualcosa che “ai nostri occhi non basterà mai”,perché ciò che vediamo è per noi sempre meno di ciò che desideriamo.

L’essere felici, non passa dall’aver ragione sugli altri, ma dal rispetto per gli altri , io dico liberamente la mia poi me ne stavo zitto, dicevano entrambi i genitori di M. Erickson

L’essere influenzati dagli altri ci può condurre a volte a compiere cose futili, assurde, pericolose , quindi è necessario prendere coscienza del fatto che noi siamo effettivamente influenzati dall’ambiente in cui viviamo e gli altri sono quelli che più ci influenzano , e di conseguenza riuscire a capire i meccanismi che ci condizionano nel nostro comportamento, ci permetterà, forse, in seguito di riuscire a migliorare le cose.

Le persone vanno e vengono, si incontrano, litigano, si amano , poi si lasciano e non si danno pace…

Le persone...

Un pensiero di Giovanni Prati

sabato 20 novembre 2010

Il viaggiatore



Il vecchio camminava
allontanandosi
con passo lento
in silenzio
appoggiato a quel suo bastone
un robusto ramo d'albero

Il capo leggermente chino
quasi ad anticipare di poco il tempo

Le foglie coprono il lungo sentiero
l'autunno è ormai inoltrato
la nebbia sempre più bassa bagna ogni cosa
ad ogni passo
sembra scivolare

I pensieri vagano nella mente
tutto solo
appoggiato al suo bastone
nell'altra mano un sacchetto di plastica
contiene qualche castagna
raccolta qua e là

Un maglione tutto sfilacciato
trattiene quello scarno corpo
il berretto sul capo
nasconde i suoi occhi
piccoli e segnati dal tempo

Lento è il suo cammino
ormai avvolto dalla nebbia
guarda il cadere delle foglie
col pensiero rivolto ad un inverno
ormai alle porte

Poi d'un tratto,
si ferma
gira il capo
si toglie il berretto
gentile
lo alza in segno di saluto
al fischiettio del treno

Dietro questo finestrino
mi strappa un sorriso
da lì a poco non lo vedo più

Giovanni Prati
Copyright 2010 da " silenzi e segreti " di Giovanni Prati

domenica 14 novembre 2010

Lo specchio




Lo specchio della falsità
nasconde una bugia

L’uomo si vede in volto
ma nei suoi occhi non trova l’armonia

L’uomo si perde nello specchio
si ferma
si avvicina per vedersi meglio
si allontana un poco
ma non si vede più

Credeva di avere il mondo tra le mani
ma non è stato capace di guardarsi dentro
quel tanto che basta
quel poco di più

(Giovanni Prati)
Copyright 2004 – da “Forse un giorno non molto lontano …” Giovanni Prati


“L’immaginazione è lo specchio più deformante che i vetrai abbiano mai creato. Ma forse le farfalle non hanno immaginazione. In questo specchio Chiara e Francesco erano più brutti di un bruco e di una crisalide. Erano orrendi. Forse volevano nascondersi in quella loro immobilità. Non esistere per non avere alcun attributo dell’essere. Compreso quello della bruttezza. Le braccia tentacolari, infiniti foruncoli purulenti, stelle maleodoranti di un cielo di maledizione.
Gli specchi sono invenzioni di streghe arcigne. Bisognerebbe distruggerli.
Ma l’immaginazione non è distruggibile.
Le farfalle forse non hanno immaginazione. L’immaginazione è uno specchio da pulire sovente con il lacero panno dell’amore”

Vittorino Andreoli da La Mela è pronta

“Allora la matrigna comincia a sentirsi minacciata da Biancaneve e diventa gelosa. Il narcisismo della matrigna è dimostrato dal fatto che essa cerca di essere rassicurata circa la propria avvenenza dallo specchio magico molto tempo prima che la bellezza di Biancaneve eclissi la sua.
L’atto della regina che consulta lo specchio per conoscere il proprio valore –cioè la propria bellezza- ripete l’antico tema del narciso.
Narciso amava soltanto se stesso, a tal punto che finì inghiottito dalla propria autoammirazione.
Il narcisismo è una componente importantissima del comportamento del bambino. Egli deve gradualmente imparare a trascendere questa pericolosa forma di coinvolgimento con se stesso. “

“Se un bambino non può permettersi di essere geloso di un genitore, proietta i suoi sentimenti su questo genitore. In tal caso l’idea “io sono gelosa dei vantaggi e le prerogative della mamma” si trasforma nel pensiero dettato dal desiderio “ la mia mamma è gelosa di me”. Il senso d’inferiorità viene definitivamente tramutato in senso di superiorità.
Il ragazzo prepubere o adolescente può dire fra sé : “ Io non competo coi miei genitori. Io sono già migliore di loro; sono loro che competono con me.” Purtroppo, ci sono anche dei genitori che cercano di convincere i loro figli adolescenti della propria superiorità nei loro confronti. Essi possono anche essere effettivamente superiori a loro sotto certi punti di vista, ma per non compromettere la capacità dei loro figli di conquistarsi la loro sicurezza devono tenere questo fatto per sé.”

Bruno Bettelheim da Il mondo incantato



“Dopo andò a guardarsi allo specchio, e gli parve d’essere un altro. Non vide più riflessa la solita immagine della marionetta di legno, ma vide l’immagine vispa e intelligente di un bel fanciullo coi capelli castagni, cogli occhi celesti e con un’aria allegra e festosa come una pasqua di rose. …..
E il vecchio Pinocchio di legno dove si sarà nascosto?
Eccolo là ! Rispose Geppetto…. “

Carlo Lorenzini (Collodi) da Le avventure di Pinocchio



Avete forse dimenticato il vostro Pinocchio da qualche parte, dentro qualche cassetto?
Pinocchio è una storia piena di dolore, una diversità che vive nella fantasia della bugia, nel desiderio di diventar bambino , ma alla domanda preoccupata di Pinocchio : E il vecchio Pinocchio dove si sarà nascosto?Pronta è la risposta di Geppetto : Eccolo là !
Lo specchio di Biancaneve ora non vi serve più ?
Tutte le volte che vi guardate allo specchio forse celate in voi il desiderio di essere Biancaneve, Narciso o la Matrigna. E il bel Principe Azzurro che fine avrà fatto?E’ scappato coi nani , o è corso in aiuto della Bella Addormentata nel Bosco e voi lì ad aspettarlo con in mano l’oggetto del desiderio: la mela.
Chiara e Francesco saranno diventati farfalle?
Forse li troveremo all’angolo di una strada, abbracciati sotto un lampione,perché è sera ed hanno bisogno di guardarsi in faccia con un po’ di luce; oppure si sono persi o non si sono mai incontrati e continuano a viandare cercando chissà cosa, un posto di lavoro sicuro, una casa, il compagno della loro vita ; oppure continuano a scappare per non farsi prendere ma non possono andare lontano nessuno li sta cercando.
Tutte le volte che ti perdi in un sogno, perditi!Cerca di fermare la realtà solo quando non se ne vuol più andare via. Cerca un colore anche nel buio. Nasconditi solo quando ti vuoi far trovare.

un pensiero di Giovanni Prati

domenica 7 novembre 2010

Solo




Solo, con la mia solitudine
non credevo si potesse soffrire così tanto
mi piacerebbe poterti raccontare la mia storia
ma a chi interesserà mai una storia così

Solo ,con i miei pensieri
non credevo mi perseguitassero così tanto
mi piacerebbe poterli realizzare
ma i miei sogni a chi mai potranno interessare

Solo, sempre più solo
mi trovo a percorrere questo tortuoso sentiero
ho tanto bisogno di lasciarmi andare

Ho forse sbagliato vita ?
Datemi una lancia da poter scagliare!

Bambole di terracotta
un baule pieno di speranze riposte ormai da tempo
le scarpette nuove indossate il giorno di festa
un orologio che segna l’infinito
e la neve che non cade più

Solo coccodrilli per le strade
altro non vedo.

Solo, in questa sera
solo in mezzo agli altri
con la solitudine degli altri

Tutto intorno a me è già accaduto

Solo

Giovanni Prati )
Copyright 2004 – da “ Forse un giorno, non molto lontano…”


“ L’uomo intelligente mirerà in primo luogo all’assenza di dolore, a non subire molestie, ad avere pace e tempo libero, cercherà quindi un’esistenza tranquilla, modesta, ma il più possibile priva di turbamenti, e dopo una certa esperienza dei cosiddetti uomini si sceglierà un’esistenza appartata, e perfino , se è uno spirito grande, in solitudine; perché quanto più uno possiede in se stesso, di tanto meno egli necessita dal mondo esterno, e tanto meno possono significare per lui tutti gli altri. Ecco perché la superiorità dello spirito rende poco socievoli. Per meglio dire, se la qualità della compagnia si potesse sostituire con la quantità, varrebbe la pena allora persino di vivere nel gran mondo, ma purtroppo cento stupidi ammucchiati non fanno un uomo intelligente. “

Schopenhauer – Aforismi sulla saggezza del vivere - Mondadori

“ … una gran parte della vita ci sfugge nel fare del male, la maggior parte nel non fare nulla, tutta quanta nel fare altro da quello che dovremmo.
Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo?”

Lucio Anneo Seneca – L’arte di vivere - Bur


“ Capire la solitudine può aiutare a capire che cosa ci aspettiamo dagli altri e dai nostri rapporti con loro, e può offrire una prospettiva nuova da cui guardare all’intimità, all’amicizia , all’amore. “

Maria Miceli – Sentirsi soli – il Mulino

Siamo, chi più chi meno, tutti soli.
Soli nella nostra similitudine.
Forse perché siamo tutti noi , troppo intelligenti.
Forse perché siamo talmente stupidi da crederlo.
Oppure perché crediamo di controllare il tempo e pensare che ci appartenga a tal punto da spenderlo come e quando vogliamo.
Cerchiamo gli altri , ma pur vedendoli non li vediamo, perché il nostro sguardo si è intorpidito.

E’ sufficiente anche la sola immagine di un vecchio ricordo fermato nel tempo per farci sentire ancora più soli:
un baule dentro il quale ti nascondevi, le scarpette bianche della festa, quella vecchia bambola di terracotta , quell’orologio senza lancette quasi a segnare un tempo senza fine e senza inizio, e la neve che è rimasta solo un fugace ricordo e non cade più.

Forse sarà il prendersi troppo sul serio, o troppo seriamente la vita, che fa si che siamo proprio noi a voler star soli, lontani dalla gente, quasi fosse un nostro bisogno, quello di non attaccarsi mai a qualcuno o a qualche cosa , tanto da far diventare quello o questo indispensabili.

C’è in noi una tendenza forte a reprimere ogni sentimento, a tal punto da negarne l’esistenza. Un rifiuto che riguarda principalmente quello rivolto alla gente, perché amore e odio ci porterebbero più vicini agli altri come nel caso dell’amore, o in lotta con gli altri nel caso dell’odio.

Solo coccodrilli per strada, altro non vedo, è l’immagine vista dall’alto della gente, un mare di persone che si muove lentamente , a volte capace di restare immobile per ore, ma pronta con l’occasione a sferrare il proprio attacco, un attacco vile che ti prende alle caviglie, e ti tira giù.

Siamo soli con le nostre storie, coi nostri pensieri irrisolti, perché sappiamo che non interessano a nessuno.

Forse la solitudine è insita nel fatto che siamo certi che le cose non potranno andare altro che così, quindi diamo per scontato che queste nostre storie, questi nostri pensieri, queste nostre emozioni non interessino a nessuno.
Sarà proprio così?
Sarà proprio così con tutti? A tal punto che non vediamo attorno a noi altro che coccodrilli?

Tutto quello che ci attraversa , comprende anche gli altri, ed è già accaduto, e accadrà di nuovo , e può essere condiviso, basta fare un piccolo sforzo di umiltà, contenti a volte di essere un po’ meno “intelligenti”

Sarà così che le nostre storie le vorremmo raccontare, condividere con gli altri per poi lasciarci andare, liberi da noi stessi.

Un pensiero di Giovanni Prati

domenica 31 ottobre 2010

La panchina





Seduto a riposare su questa panchina
nascosta dietro un lampione,
ad aspettare che si spenga il giorno

Fa freddo e cadono le foglie,
un autunno gelido
che preannuncia un inverno ormai alle porte

La nebbia avvolge col suo mantello il lago
che si perde a poco a poco

Mi tengo stretto ,stretto nel mio cappotto,
un leggero vento
arrossisce il mio viso
e mi gela il naso
mettendo a nudo il mio cuore
e il silenzio lascia spazio ai miei pensieri

Ci sei anche tu.

Non aver paura ,
vieni qui
insieme saremo meno soli
e il freddo non ci giocherà nessuno scherzo

Fai un salto sulla panchina.
Dai , vieni su!

Stai fermo con la coda,
ho capito , da qui lo vedi anche tu

Non è un sogno,
è la realtà che tutto spazza via

Su questa panchina ricordati di me
quando non potrò più farti compagnia

(Giovanni Prati )
Copyright 2004 – da “ Forse un giorno, non molto lontano…” Giovanni Prati


…Nell’amicizia frasi come < sarò tuo amico per sempre> , o < sono sempre stato tuo amico>si usano solo quando l’altro non ci crede e, quindi, quando l’amicizia non esiste.
Fra due veri amici questo tipo di cose non si dicono e sono presupposte.

Francesco Alberoni – L’amicizia – Bur


…< Non si riesce a rimanere indifferenti, quando si viene ignorati > commentai. E lui rispose : < Non c’è modo di proteggersi da questo, non può esserci nessun modo… quando capita, non si può fare come se non fosse accaduto… è come essere ossessionati dall’idea di qualcuno che vuole dimenticarsi di te… di tutti i momenti in cui non si viene notati >

Adam Plillips- La scatola di Houdini – Ponte Alle Grazie


Dammi retta , Lucilio, dedicati un po’ a te stesso e tieni da conto, tutto per te, il tempo che finora ti lasciavi portar via, in un modo o nell’altro, o, comunque , perdevi

Seneca – Lettera a Lucilio


“ Il dolore viene e va, ma, quando esce da casa tua, difficilmente chiude la porta. E’ un ospite poco gradito e, come tutti, inizialmente fa i complimenti, ma poi, una volta rotto il ghiaccio, non dimentica la tua ospitalità. Non è possibile essergli amico, eppure, se inizia a conoscerti, si affeziona al punto da tornare sempre da te. E’ talmente fedele che, anche dopo essersi allontanato per un po’ di tempo, anche quando lo si crede scomparso, sa sempre trovare la strada di casa.
C’è poi qualche fortunato che per tutta la vita riesce quasi a non incontrarlo, o a conoscerlo solo a distanza. Solo che poi, chi lo vede solo da lontano, non sa come comportarsi nell’incrociarlo, non sa se salutarlo o far finta di niente e passa per maleducato o superficiale.
Chi riesce a sembrare così è salvo, rimane al sicuro dalla sua invadenza, mentre chi è sensibile non se ne libera più. So che non dovrei parlare così di chi ormai conosco bene, ma non vorrei doverlo incontrare nuovamente. Eppure è una certezza, tanto che non bisognerebbe mai sentirsi troppo soli o trascurati, perché proprio in quel momento lui torna.

Qualche mese fa è partito per un altro dei suoi viaggi, ma, per non essere dimenticato, ogni tanto mi telefona o mi scrive. Ieri mi ha anche detto che questa sua vacanza sta per terminare e tornerà da me. Non sono riuscita nemmeno ad avvertirlo che sarò troppo impegnata per ospitarlo, perché so che va trattato con molta attenzione. Sa essere molto vendicativo, quando rifiutato.
Quindi mi arrendo e mi preparo a riceverlo. Mi dispiace perché iniziavo a stare meglio e a pensarci meno, anche se poi, a volte, il ricordo tornava più forte e vivo che mai. Non so per quanto tempo si tratterrà questa volta, sicuramente però, pur vedendomi stanca, non si farà altri scrupoli e non andrà via prima per questo.
L’ultima volta è rimasto a casa mia per un anno intero. Un anno difficile, in cui tutti abbiamo dovuto adattarci a lui e mai lui a noi.
Nessuno aveva più un suo spazio, e l’aria era divenuta irrespirabile.
Non si è neanche limitato a questo, perché, oltretutto, non è arrivato solo. Ci ha imposto tanti amici indelicati ed invadenti, che andavano e venivano, come lui, senza ordine nè rispetto.
Non so se questa volta sarà solo, ma penso di essere più preparata a quella confusione. Speravo solo rimanesse via un po’ più a lungo, per poter avere più tempo per riprendermi dall’ultima volta, ma non tutto può essere programmato. Ci si conviverà ancora, ci si adatterà nuovamente a lui, alle sue abitudini, alle sue brutte sorprese, ai suoi vizi. Ma, tra questi, ci sarà sempre il suo vizio peggiore, quello che non riesco proprio ad accettare, ed è il suo continuo uscire senza mai chiudere la porta. “

“ Il Dolore ” - Una mia cara amica - (una grande scrittrice)


La nebbia che cala su di noi, sulla nostra vita.
La realtà che nasconde tutto e che ti fa apparire il tutto come un sogno.
Aver perso la cognizione del tempo, un tempo che ci siamo lasciati portar via, un tempo al quale volevamo restare attaccati per essere “ notati “ dagli altri, almeno da quelli che in qualche modo consideravamo amici, per poi trovarsi invece, avvolti nel proprio pastrano, coi nostri pensieri e i nostri ricordi.

La panchina, un luogo dove ci si confida con l’altro, con colui che non conosciamo, ma sappiamo che anche lui, se si è seduto qui accanto ,lo ha fatto perché come noi sente il bisogno di mettere a nudo il suo cuore , dentro la nebbia che nasconde tutto ,ma rispetta di ognuno i segreti e non li lascia fuggire.

Anche su quella panchina le persone col tempo hanno smesso di sedersi, rimanendo così ancora più sole a guardare il lago … che a poco a poco non si vede più.
E proprio quando restiamo soli , ecco pronto sulla soglia di casa il dolore , che senza alcun invito si mette a sedere al nostro tavolo, al nostro posto e vuole essere servito.

Il dolore che si prova solo quando già lo si conosce e, proprio per questo, che a volte si traveste da amico, quell’amico che quando esce di casa si dimentica sempre di chiudere la porta .
Ma lui è fatto così , bisogna solo aver pazienza che la nebbia se lo porti via , tanto non ha scampo , in qualsiasi veste sia , non potrà mai prendere residenza in casa nostra.

Poi come d’incanto ,una volta andato via, ecco avvicinarsi a noi un compagno… un gatto randagio , un cane infreddolito , che ci guarda e ci capisce.

… è il mio Amico , che anche oggi è venuto a trovarmi, non mi ha mai fatto confidenze ma ha ascoltato in silenzio le mie.
Insieme siamo rimasti a guardare la realtà che tutto spazza via, increduli, credendo fosse un sogno.

So di doverlo lasciare , certo tuttavia , che lui continuerà a sedersi lì , ogni sera d’autunno, e quando il freddo gli gelerà il naso si avvolgerà nel mio cappotto, quello che gli ho lasciato sulla panchina.

Qualcuno ,prima o poi , quella panchina gliela porterà via e lui continuerà a cercarmi , dentro la nebbia, ma non mi troverà, e se incontrerà quel dolore che un tempo era andato via, allora dovrai esserci “ tu “ ad aspettarlo , per fargli un po’ di compagnia.

Un pensiero di Giovanni Prati

sabato 30 ottobre 2010

Mi mancherai tanto



Sei già lontana
continui a cercarmi, a non lasciarmi

Ti stanno portando via da me
e non hai più forze per poterli ostacolare

Compagna della mia vita
tenera carezza raccolta in una mano
dolce sorriso che illumina il tuo viso

Mi mancherai tanto

I tuoi infiniti dubbi e le tue paure
i tuoi rimproveri accorati
e quel tuo allegro umore
la tua immensa gioia per la vita
e quel tuo comprendere il dolore

Ho imparato tanto

Non riesco più a capire
dove finisce il gioco e inizia la realtà,
e mi inganno

Vorrei poter tornare indietro
riavvolgere il filmato
per tutta la vita ti ho amata
così com’eri, io non ti ho mai abbandonata

Vorrei abbracciarti ancora
e darti un altro bacio
accarezzare i tuoi capelli
e farti riposare sul mio cuore
la vita che ci divide
non spezza il nostro amore

Ogni stella in cielo è solo una goccia del tuo splendore
cercandoti lassù si scalderà il mio cuore,
mi mancherai tanto

(Giovanni Prati)
Copyright 2004 – da “ Forse un giorno, non molto lontano…” Giovanni Prati



“ Poche sensazioni possono essere così stimolanti e includere allo stesso tempo, tanta paura quanto la consapevolezza di essere oggetto dell’amore di un altro, perché se non si è assolutamente sicuri delle proprie virtù, si giudica l’affetto che si riceve come un grande dono immeritato “

Alain De Botton – Esercizi d’amore – le Fenicie


“ Ci sono due tragedie nella vita:
la prima è di non ottenere ciò che si desidera
la seconda è di ottenerlo “

Oscar Wilde


“ Ritrovarsi nella propria profondità, negli altri e nelle riflessioni che rivelano un fondo comune, una radice prima uguale per tutti che genera ogni diversità. Come dire : tutti i trifogli sono fatti dalle stesse sostanze, ma non esiste un solo trifoglio che , nella sua semplicità , sia esattamente uguale ad un altro “

( Il pensiero di uno spettatore ) da :La vita in gioco- Andrea Cocchi- ed- Franco Angeli



“ Aiutatevi l’un con l’altra, ma non fatene una prigione d’amore : piuttosto vi sia tra le rive delle vostre anime un moto di mare. Cantate e danzate insieme e siate giocondi , ma ognuno di voi sia solo, come sole sono le corde del lutto, sebbene vibrino di una musica uguale. Ergetevi insieme ma non troppo vicini : poiché il tempo ha colonne distanti, e la quercia e il cipresso non crescono l’uno all’ombra dell’altro “


Gibran Kahlil Gibran- Il Profeta - Guanda




Amore…
Quando inizia e quando finisce.
Amori di un solo giorno e amori destinati a durare tutta la vita , anche oltre la vita.
Troppo semplice, troppo banale confondere gli amori.
Vivere tutta una vita con lei accanto, una vita per quanto possibile intensa e lunga, per poi ritrovarsi un giorno a dover rendere conto, non si sa a chi, tirare le somme e constatare che il risultato è sempre quello, ha sempre un segno meno davanti.
Un segno meno, negativo ,che rispecchia fedelmente qualcosa che da lì in poi mancherà…
Nelle parole di Oscar Wilde, la tragedia sta già nel fatto di aver ottenuto quello che si desiderava , perchè il desiderio col tempo si affievolisce e si spegne.
Sarà così anche per l’amore?
E questo vale per qualsiasi tipo d’amore ,anche per quello rivolto al figlio, alla madre , all’amante, alla moglie?
Arrivati a quel bivio i nostri cammini prenderanno strade diverse, e non riusciremo più a comprendere, ad accettare la realtà, e cercheremo di restare legati a quel desiderio di poter riavvolgere il nastro e tornare indietro, rivivere attimo dopo attimo tutti quei sentimenti, quei momenti pieni di significato, come una carezza, un rimprovero, una paura, una gioia, un abbraccio… un bacio.
Tutti gli amori all’apparenza sembrano uguali , ma come i trifogli non ne esiste uno identico all’altro , perché ognuno di noi vive questo sentimento in modo del tutto personale ed intimo, così ci ricorda uno spettatore ( della vita) nel bel libro dell’amico Andrea Cocchi, che ricordo sempre con affetto.
Il percorso fatto assieme, se basato sul rispetto reciproco permetterà di far crescere quella quercia e quel cipresso robusti , con i rami rivolti al cielo, che guardano alle stelle cercando ogni sera quelle gocce di splendore, quel calore che ha sempre permesso loro di scaldare i cuori.
Giunti al bivio … si diramano due strade … in una continua a fare ombra una quercia, nell’altra un cipresso.

Amore… Mi mancherai tanto.

Un pensiero di Giovanni Prati

lunedì 11 ottobre 2010

Pezzi di vetro



Ho visto la vita
attraverso pezzi di vetro

Dettagli sfumati
colori appannati
parole solo accennate

Ho visto la vita
attraverso pezzi di vetro
dimenticati in cantina

Ho visto la vita
attraverso i tuoi occhi

Attraverso quei pezzi di vetro
ti ho visto ancora piccina
baciata da un filo di luce
al sorgere del sole ogni mattina

Velati pensieri , mai sussurrati
lasciati lì soli , con abbracci non dati

Attraverso i tuoi occhi
ricordo il tuo viso
quella dolce lacrima
sul quel tenue sorriso

Il tempo che scorre
che ti porta via
lontana da me,
ovunque tu sia

Ricorda quel tempo, ormai tanto lontano
ricordalo ora, ricordalo piano

Le cose più dolci dette in cantina
poi una folle corsa, in quella triste mattina

Pezzi di vita attraverso pezzi di vetro
gli occhi del mondo in cerca del nostro segreto

(Giovanni Prati)


Copyright 2004 – da “Forse un giorno, non molto lontano… “Giovanni Prati


“Questa cosa orribile, che fa veramente impazzire: che se siete accanto a un altro, e gli guardate negli occhi…potete figurarvi come un mendico davanti a una porta in cui non potrà mai entrare: chi vi entra non sarete mai voi, col vostro mondo dentro, come lo vedete e lo toccate; ma uno ignoto a voi, come quell’altro nel suo mondo impenetrabile vi vede e vi tocca…”

Luigi Pirandello - Enrico IV



“ Questo , ecco, proprio questo era ciò che lui aveva sognato tanto spesso e che sempre aveva desiderato… una storia che non dovesse mai avere fine “

Michael Ende – La storia infinita – Tea


“Perché d’altro canto la vita che si ha davanti appare in gioventù così illimitatamente lunga? Perché si ha bisogno di spazio per popolarla con sconfinate speranze, alla realizzazione delle quali non basterebbero gli anni di Matusalemme. E poi perché, per misurarne la durata , si prendono come parametro i pochi anni che uno ha già alle spalle e il cui ricordo è sempre denso di contenuti, quindi lungo, perché la novità faceva apparire tutto ricco di significato; così tutto in seguito veniva ripensato, era rievocato spesso, e quindi s’imprimeva nella memoria.
A volte crediamo di sentire nostalgia per un luogo lontano, mentre in realtà la nostalgia è solo per il tempo che abbiamo trascorso in quel luogo quando eravamo più giovani e più vigorosi. Il tempo così ci inganna, mascherandosi da spazio. Se raggiungiamo quel luogo , ci accorgiamo dell’inganno “

Schopenhauer - Aforismi sulla saggezza del vivere – Mondatori


“ mi viene in mente una frase, sai quelle massime zen …, che però lessi tantissimi anni fa, quando ancora non si parlava di zen, su un libriccino che non trovo più…
< Il viandante non è lieto tra le sue cose, ma ha in sé la chiave dei cuori altrui…>
Mi sembra la sintesi più azzeccata della mia (nostra?) vita : la felicità non si trova guardando solo se stessi ; la felicità si può donare, e ricevere, ed il segreto è solo nel comunicare”

Un caro amico

“Che straordinaria forza, continuo a pensare oggi, è quella di trascinarsi gli affetti fino a perderli uno ad uno, quanto più ce li hai nelle viscere e nel sangue. Che battaglia perduta e pur combattuta fino all’ultimo respiro contro un nemico che non si vede, che delirante segno di sé conoscersi e soffrirsi fino allo spasimo, sapendo di possedere un’immensa luce dentro che esce a brani, a strappi, a barlumi. Che straordinaria , incrollabile fede nella vita, questo andare incontro a Dio, alla fine, sorridendo così, perché si è stati più forti di tutte le gioie e le sventure, di tutti i misteri, ti tutti gli odi e gli amori. Io sono un uomo: altro non c’è, non contano né il viaggio, né gli incontri, non contano la tempesta e il sole, non contano i giorni, le ore, non conta nemmeno il senso delle cose, che brilla o si spegne. Io sono un uomo e basta : al di là e oltre, con o senza tutto questo. “

Roberto Vecchioni – Il libraio di Selinunte - Einaudi

Se potessimo fermare il tempo, in quale momento della nostra vita vorremmo accadesse?
Ora? Un po’ prima?Dopo?
La scelta per quanto semplice all’apparenza possa sembrare, ci porterebbe allo sconforto.
E’ come chiedersi se guardando negli occhi la persona amata, o le persone che più amiamo , riuscissimo , pur facendolo col cuore, a carpirne i segreti.
La verità , come dice Pirandello, è che ci verremmo a trovare come un mendico davanti a una porta in cui non potremo mai entrare, perché le storie, di qualsiasi natura esse siano, sono proprie ed intime per coloro che le vivono, a tal punto come dice Michael Ende da desiderarle storie infinite.
Se poi questi ricordi, queste emozioni, sono vissute intensamente in gioventù , allora a maggior ragione lasciano un indelebile segno nel cuore, perché ,come dice Schopenhauer , la novità è sempre ricca di contenuti che si imprimono nella memoria.
Attraverso quei pezzi di vetro , passa il ricordo del tempo che scorre in uno spazio dimenticato , quasi nascosto alla vita frenetica di tutti i giorni.
Quante persone, nella loro vita , da giovani, da bambini, si sono nascoste in cantina, prestando l’attenzione al pur minimo rumore.
Due ragazzi che percorrono la vita attraverso pezzi di vetro, pezzi di vita, che altro non sono che emozioni, lasciate a dormire lì in cantina . E lo fanno l’uno attraverso gli occhi dell’altro, ma con rispetto, in silenzio, timidamente , perché ha ragione quel mio amico quando dice che la felicità non si trova guardando solo se stessi, ma la si trova e la si “prova” nel donare , nel ricevere, attraverso il comunicare, ed il più delle volte per far questo non servono le parole.
Ci portiamo con noi questi affetti, questi ricordi, e come dice Roberto Vecchioni, in questa sua meravigliosa favola, gli affetti li trasciniamo con noi, perdendoli uno ad uno, ma con la forza e con la fede nella vita , sorridendo perché si è stati più forti di qualsiasi cosa, di qualsiasi gioia e dolore.
Ed è così , che lo si voglia o meno , che ci rimangono nella mente solo dettagli sfumati, colori appannati, parole solo accennate, che ricordiamo attraverso quei pezzi di vetro che nessuno ha mai potuto raccogliere in cantina, perché quei pezzi di vetro, sono le nostre emozioni, che il mondo continua a cercare, ma che non potrà mai trovare, perché sono i nostri segreti quelli che rimarranno sempre e solo impressi nei nostri occhi e nostro cuore.

Un pensiero di Giovanni Prati