domenica 14 febbraio 2016


L'abbandono



Una carezza
poi d'un tratto il buio.
Forza dammi la mano,
crudele destino.
Il cielo è cupo
intorno a me non c'è più niente
Se mi vedi, se mi senti
chiamami ora.
La vita finisce
e si porta con sé ogni cosa.
Le parole ritornano,
sarebbe troppo facile,
rammenti?
E' proprio vero,
inevitabile.
Purchè ci si fermi qui
adesso lasciatemi in pace.

(Giovanni Prati) 
Copyright 2016 - da "della Vita e delle cose" Giovanni Prati
 

domenica 18 gennaio 2015

Maschere


A volte passano
si nascondono
poi ritornano
quando meno te lo aspettti.

Li vedo sono tutti lì.

Chi mai sarà
quello che per primo
mi comparirà davanti?

Dammi ancora un minuto
non posso lasciare tutto ora.

E' uno scherzo!
L'ho capito, cosa credi.

E poi in fondo a ben pensarci
siamo tutti maschere
che si contendono la scena.

Attori che recitano
davanti ad una platea vuota.

(Giovanni Prati )
Copyright 2015 – da “ Maschere” Giovanni Prati

"Non importa con quanta luce si vive,
ma con quanta luce dentro,
senza rimpiangere e senza piangere...
...prima che sia troppo tardi,
quello che passa  e quello che resta..."

(Roberto Vecchioni -Il mercante di luce)





domenica 31 marzo 2013

Le dita nel naso






Le dita nel naso

E’ giunta l’ora,
ognuno al suo posto,
tutti a sedere

Una matita  spuntata
il temperino chiesto in prestito
i miei colori che conservavo gelosamente,
consumati, non coloravano più

Attento alla riga.
La somma non torna,
e quell’affluente del fiume
che sulla carta non trovavo più

La campanella,
la merenda,
qualche scherzo al più fesso della compagnia
che poi non ho rivisto più

Il bidello che entra dalla porta
come sempre imbufalito:
Via le dita dal naso!
Silenzio!
Tutti in piedi!
Che nessuno faccia un fiato!

Entra il preside
con  quell’aria austera
c’è sempre qualcuno che l’accompagna
chissà, forse, da solo fatica ad arrivare a sera

Entra anche il professore
che di noi è un grande amico
ogni tanto ci appunta un cinque
ma non se lo lega al dito

E’ la scuola.

Ci sono cose che col passar del tempo
solo lì, possono essere ritrovate,
quando ci passo accanto
mi fermo
 ricordo tutti i miei compagni,
e quel maestro
che per noi sembrava un dio

 … altri tempi
un astuccio vecchio
i calzoncini corti
quello strichetto sempre storto
e il mondo, che era tutto mio

( Giovanni Prati)

Copyright 2004 – da “ Forse un giorno, non molto lontano…”  Giovanni Prati



“… E adesso mi resta Battiston.
-Battiston, che sai?
Il vecchio Battiston, adesso, fa lo scontroso come i ragazzi, non vuol rispondere, volta la testa dall’altra parte.
-Battiston, non fare i capricci, rispondi prima che il maestro si svegli… Che cosa sai?
Che cos’è la patria?
-E’ la terra dove siamo nati,- risponde Battiston, sempre scontroso, sempre con la testa dall’altra parte – dove sono nati i miei genitori, dove sono nati i miei quattro figli…
-Bravo Battiston…
-… e io darei la vita per la patria, signor maestro; benché vecchio… queste mani sono ancora buone…
Quella mano ch’io gli volevo prendere, come si fa coi bambini.
-Questa è storia, Battiston; alla domanda di storia hai risposto bene; adesso passiamo alla geografia: quali città hai visto, oltre Roma?
-Trento, era bella, piena di bandiere e la gente che ci buttava fiori: ci entrai nel ’18, ero volontario. Questa data la so, signor maestro, e senza averla studiata. Mi dettero il posto di tranviere perché avevo fatto la guerra, e adesso, perché non so quando è morto Cavour, me lo vogliono togliere?
-No, no, Battiston, sei promosso, e anche i tuoi compagni sono promossi; e adesso andate, domattina tornate a prendere il certificato…
-ma il maestro commissario…
-Andate via prima che si risvegli, gli parlerò io, siete promossi.
Escono in punta di piedi, passano davanti alla cattedra, senza respirare.
-Addio, Battiston.
-Signor maestro… - mi prende la mano, me la vorrebbe baciare, io vorrei baciare la sua.
E finisce che lo mando via spingendo lungo il corridoio, fino alle scale.
-Signor maestro…
-Andatevene, o sveglio il maestro commissario.
Scappano giù per le scale, pallidi, come ragazzini spaventati dal nome dell’orco; in fondo alle scale Battiston si ferma, mi saluta ancora con la mano.
-Signor maestro, spero che salirete una volta sul mio tram.
Poi non lo vedo più.
Torno in classe, il maestro commissario si è svegliato.
-caro collega,- gli faccio – non ho voluto disturbarvi, li ho interrogati io, tutti promossi.
-Anche quel Battiston?
-Anche lui. Non ha risposto alle vostre domande perché era confuso, poi ha ripreso animo e l’ho trovato coltissimo: sapeva, aveva visto cose che né io né voi abbiamo mai visto…
Il maestro commissario mi guarda, fisso, ma io non abbasso gli occhi.
I ragazzi, ora, hanno finito quasi tutti il problema e lo consegnano, felici di sapere finalmente il numero preciso delle mattonelle di quella stanza, ridono, fanno cadere i calamai, dopo tutto quel silenzio di prima.
-caro collega, volete firmare i certificati?
Li firma, ma quello di Battiston per ultimo, contro voglia.
-Ah, se non avessi dormito…- pensa.
E anch’io faccio lo stesso pensiero, ma con un altr’animo, e ringrazio Iddio per quel caldo, per quel sole che batteva sul muro troppo bianco della casa di fronte, per quel chiarore che piano -  piano ha fatto chiudere gli occhi all’anziano maestro commissario e ha salvato Lorenzo Battiston. “

 Mosca – Ricordi di scuola- Rizzoli -  
( un mio vecchio libro -1943)


Chi non si ricorda di quel maestro di vita, che ognuno di noi porta affettuosamente con sé nel cuore.
La scuola con tutte le sue sfaccettature, le sue turbolenze di gioventù, con la spasmodica voglia di sapere e non sapere, dei primi amori rubati, dei tanti scherzi organizzati.
La scuola con tutte le sue regole, senza regole.
Ci saranno ancora uomini così? Maestri così?
Credo di sì, almeno finché ci saranno ancora bambini che continueranno a mettersi “le dita nel naso”, ogni tanto ne incontro qualcuno… che aspetta assieme a me Battiston, alla fermata del tram.

                                     ( Un pensiero di Giovanni Prati)

giovedì 11 agosto 2011

Lo straniero



Nei sogni lo straniero mi parla
sono straniero a me stesso.

Quanto sono tollerante io
rispetto alla parte di me
che mi pare straniera?

Il confine è necessario
per non impazzire.

Un territorio
che non riconosco più.

Ho paura.

La malattia si produce
quando il confine si disperde
e tra me e me
prende sopravvento il caos.

Forma e sostanza
verità e menzogna sono la stessa cosa
e non ha più senso la vergogna
non c'è concezione del mondo.

Lo straniero continua a parlarmi da lontano
e sempre più lo vedo da vicino.

(Giovanni Prati )

Copyright 2011 – da “ Dalla parte del torto” Giovanni Prati



Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi diro' che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri.

(Don Milani)

domenica 12 giugno 2011

Il matto




Cos’altro poter chiedere
se nulla c’è da domandare

Facile è perdersi
dentro il niente,
chiudendo gli occhi
raccogliere la testa tra le mani

Beati gli ultimi
perché saranno i primi

Forse mai!

Illusione
rincorrere la vita,
lì a portata di mano
sempre un metro davanti a te

Catturare una stella
schiacciarla tra le dita,
aprire la mano
e accorgersi
che lei non brilla più

E’ buio,
dietro il vetro
un altro pazzo,
quel sorriso alla finestra,
mi guarda
di me non si ricorda più

( Giovanni Prati)

Copyright 2004 – da “ Forse un giorno, non molto lontano…” Giovanni Prati



“ Mi manca quella puzza che i matti si trascinano dietro, quella loro noncuranza che li rende talora ridicoli, fuori di ogni moda, al di sopra dello stesso bisogno di indossare un indumento. E’ come se avessero capito la vita e si fossero spaventati. Meglio credere di capire e persino credere di credere. Importante è cercare il senso dell’uomo e non trovarlo mai.”

( Vittorino Andreoli – Cronaca dei sentimenti- Bur )


“ Io volevo esser solo in un modo affatto insolito, nuovo. Tutt’al contrario di quel che pensate voi: cioè senza me e appunto con un estraneo attorno.
Vi sembra già questo un primo segno di pazzia?
Forse perché non riflettete bene.
Poteva già essere in me la pazzia, non nego; ma vi prego di credere che l’unico modo d’esser soli veramente è questo che vi dico.
La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, e soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che sia, che del tutto vi ignorino, che del tutto voi ignorate, così che la vostra volontà e il vostro sentimento restino sospesi e smarriti in un’incertezza angosciosa e, cessando ogni affermazione di voi, cessi l’intimità stessa della vostra coscienza. “

( Luigi Pirandello – Uno, nessuno e centomila)


Dove sta di casa la follia?

Nell’uomo di certo ha trovato dimora, la follia dei sani, dei “giusti”, di coloro che hanno sempre una risposta a tutto, a tutti.

Il matto difficile da capire, incomprensibile per la ragione.

Pazzo era persino Galileo Galilei, matti ancor di più gli altri, che non si accorgevano di ciò che lui vedeva.

La solitudine e la pazzia, un binomio indissolubile.
Un matto è sempre solo.
Un uomo sano è sempre in compagnia di altri matti.

Chissà se prima o poi saranno veramente i primi…, ora che sono gli ultimi.

Forse un giorno, dietro quella finestra, su quel viso scenderà una lacrima,
noi ci gireremo, lo guarderemo, accenneremo un sorriso, poi non lo ricorderemo più.


( Un pensiero di Giovanni Prati)

domenica 29 maggio 2011

IL faro



E così tutto passa
e tutto resta
come in una vecchia pellicola
di un film

Lo so
a volte mi incanto
a guardare il mare d’inverno

Andare lontano
per molto tempo
per ricordare come si era

Una tenda
rimossa dal vento
dietro una finestra
sempre aperta

Cocci d’anfora
seppelliti nella mia vita
mi hanno accompagnato
sino qui

Continuo a giocare con me stesso
a fare capolino
dietro il faro

Mentre tutto passa
e tutto resta

(Giovanni Prati)

Copyright 2005 – da “ gli uni e gli altri ” Giovanni Prati


“ Resterò seduto qui, al tuo fianco, finché rimarrai di fronte a questo fiume. E se te ne andrai a dormire, io dormirò davanti alla casa dove vivi. E se tu partirai, io seguirò i tuoi passi. Fino a quando non mi dirai: ’ Và via ’. Solo allora me ne andrò. Ma ti amerò per il resto della vita.

A un certo punto ho deciso di fare un giro per il bosco, tra le piccole cascate, tra quei pendii pieni di storie e di significati. Quando è giunto il tramonto, sono tornata dove lo avevo lasciato.
- Grazie - ha detto, nel restituirmi le pagine. -E perdonami -
Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto.”

(Paulo Coelho – Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto- Mondolibri)


Il mare d’inverno…

L’immagine di uno spazio senza confini, distante dai rumori dei bagnanti, dal caos delle auto, invaso solo dagli stridii dei gabbiani.

Un mare grigio che si confonde con un cielo velato.

Il faro, era un tempo l’unica salvezza, la sola speranza di tanti marinai, un punto di riferimento, quasi ad incoraggiarli a raggiungere la meta.

Col passare del tempo, il faro ha spento le sue luci, restando la sola meta di quei pochi ragazzini che continuano a giocare a capolino.

Chissà se qualcuno racconterà loro, tutte le storie di cui è stato partecipe quel faro.

I bambini dovrebbero andare al mare d’inverno e, al tramonto, fermarsi a riposare su uno scoglio, dietro il faro.

Il mare d’inverno …,al tramonto sono tornato dove lo avevo lasciato. Il guardiano era ancora lì, dietro il faro, mi sono avvicinato e nell’abbracciarlo gli ho detto
- grazie - Mentre tutto passa, tutto resta…

(Un pensiero di Giovanni Prati)





domenica 8 maggio 2011

Le caldarroste di “Chopin”



La rostidora,
le mani infreddolite,
quando si distraeva
per noi era una scorpacciata,
che mal di pancia alla sera!

Venite ragazzi a scaldarvi
le mani qua sopra,
guai a voi se me li ciuffate
ho già qui pronta la scopa


Son caldi son boni
sono marroni !


La nebbia , il freddo
con quella miseria che c’era
in tasca quei caldi marroni
scaldavano tutte le gambe
ci sentivamo dei veri padroni

Il profumo delle caldarroste
è stato messo in pensione,
per far quel mestiere
ci voleva tanta passione

Ogni tanto sotto i portici
ritorna qualcuno
ma per il freddo , ora,
non si ferma nessuno

A volte d’inverno
lo continuo a cercare,
nascosto tra la nebbia
lo sento ancora chiamare:

ragazzi venite a scaldarvi dal vostro Chopin
sentite che musica
questi marroni,
son caldi son boni,
cioccano,
del foco lor sono i padroni…


(Giovanni Prati)
Copyright 2005 – da “ gli uni e gli altri ” Giovanni Prati


“ riesco a raffigurare nella mia mente l’immagine del mondo nelle epoche passate, e mi affascina il pensiero di quello che gli uomini vissuti prima di noi hanno potuto sentire nei loro cuori…”

(Wayne W. Dyer-La Saggezza dei tempi- Bur)


“Quando sarai morto, cerca il tuo riposo non nella terra, ma nel cuore degli uomini “

(Rumi)

La storia degli uomini…
di coloro che abbiamo incontrato nel nostro cammino, non può far altro che affascinare la nostra vita.
Basterebbe ogni tanto fermarsi e ricordare quelle persone più semplici dalle quali il più delle volte abbiamo avuto gli insegnamenti più importanti.
I vecchi mestieri portati in strada avevano un sapore diverso,insegnavano ai ragazzi
che qualunque lavoro, anche il più umile, doveva essere svolto con passione.
Solo così si poteva trasformare una semplice castagna in una profumata caldarrosta.
All’angolo della strada, ora, hanno messo l’ingresso di una galleria,
quando passo, lì accanto, sento ancora la musica di Chopin, con la sua allegria,
mi giro, solo facce tristi in fila davanti ad una profumeria.

(Un pensiero di Giovanni Prati)