lunedì 25 maggio 2009

Oggi sono veramente felice



Tratta da: blog.libero.it


Vi vorrei raccontare qualcosa di nuovo
ma non c’è niente di nuovo
tutto va avanti come solito

Le persone si lamentano della propria sfortuna
di quello che non hanno

Rispetto e soggezione
rinunciare alla propria vita
Perché?
Dimmelo tu

Sprecare la giovinezza nell’infelicità
I nostri doveri
Quei maledetti nostri doveri
Che cosa ci resta adesso?
Quali sono le cose belle della vita?
Dove sono?

Eppure tu non mi hai notato
Pazienza…

Tutti noi vogliamo parlare
non facciamo altro
Un tempo la pensavo come te
ma se solo sapessi…
La vita che mi è passata accanto
che mi sono lasciato sfuggire
È solo colpa mia
Solo colpa mia

Ora resterò in silenzio

Le cose sono piene di gioia
se chiudi gli occhi le sentirai sussurrare

L’uomo distrugge tutto
e non sa creare nulla

Le persone non ricorderanno
almeno tu, fermati un po’ a pensare

Fuori sta arrivando un temporale

Oggi sono veramente felice


(Giovanni Prati)
Copyright 2009 – da “ la strada ” Giovanni Prati

… Noi vivremo, zio Vanja. Vivremo una lunga, lunga sequela di giorni e di interminabili sere; affronteremo pazientemente le prove che il destino ci manderà, adesso e in vecchiaia senza conoscere riposo. E quando verrà la nostra ora, moriremo rassegnati e là, nell’oltretomba, diremo che abbiamo sofferto, che abbiamo pianto, che abbiamo conosciuto l’amarezza, e Dio avrà pietà di noi e tu ed io, zio , caro zio, vedremo una vita luminosa, meravigliosa, splendente; noi ci rallegreremo e, commossi, ci volteremo a guardare le sciagure di oggi, con un sorriso, e riposeremo. Io credo, zio, credo ardentemente, appassionatamente…
Riposeremo! Riposeremo! Sentiremo gli angeli, vedremo il cielo cosparso di diamanti, vedremo tutto il male della terra, tutte le nostre sofferenze annegare nella misericordia che colmerà di sé il mondo, e la nostra vita diverrà quieta, tenera, dolce, come una carezza. Io credo, credo…
Povero, povero zio Vanja, tu piangi… Non hai conosciuto gioia nella tua vita, ma aspetta, zio Vanja, aspetta…Riposeremo…Riposeremo!

( Cechov- Teatro – Zio Vanja- )




Essere felice, dopo una vita durissima, Anton Pavlovic Cechov, uno dei miei più amati scrittori russi, ci ricorda che la gente per migliorare deve vedere com’ è fatta, come vive, non come dovrebbe essere o vivere. Nel suo teatro - Zio Vanja- ritroviamo tutte le sofferenze e angosce dell’uomo in terra, nella vita monotona e laboriosa.

Un tempo la pensavo come te, ma se solo sapessi… la vita che mi è passata acconto… le persone non ricorderanno … e tutto continuerà ad andare avanti come solito.
Quante volte mi sono chiesto : cosa ci resta adesso? Quali sono le cose belle della vita?
A queste mie domande, tu, zio Vanja , non hai mai dato risposta.
Forse perché la risposta a tutto, tu già la sapevi, era dentro di me.

Guarda! Zio Vanja. Fuori sta arrivando un temporale. Oggi sono veramente felice.

( Un pensiero di Giovanni Prati)

lunedì 4 maggio 2009

6 anni...grazie a Tutti!



Col 25 Aprile u.s. è iniziato il 6° anno di “Pensieri miei e non miei”, e voglio con l’occasione ringraziare tutti coloro che continuano a leggermi il lunedì mattina, anche se ultimamente le uscite non hanno una cadenza regolare.
In questo periodo ho molte cose in ballo, ma non mi spavento, anzi sono sempre più stimolato. Tanti progetti, i più rivolti ai giovani: dalla scuola, al lavoro, al loro sviluppo personale. Così altrettanto è il mio impegno rivolto all’allargamento ed alla crescita del nostro gruppo di lavoro in Stile Consulting e 11 Soluzioni, per cercare di realizzare, con l’aiuto dei tanti bravi Collaboratori che mi affiancano, quel progetto di sviluppo ed affiancamento che tanto hanno bisogno le nostre piccole e medie imprese. Un progetto ambizioso, che col tempo si sta sempre più concretizzando, lasciando, il più delle volte, stupito anche me.


Bologna magra



www.torreomnia.com/.../venditori/arrotino.jpg


C’era un tempo una Bologna dotta e grassa,
e una Bologna magra
fatta di povere case,
il freddo, il gelido inverno
anche quest’anno arriverà

Quei carretti tirati a braccia
pieni di robe vecchie
legate con corde grosse,
il sanmichele dei poveri
che prima o poi si arrangiano
tra malattie e scarafaggi in cucina

Le lavandaie nel canale
presso la Certosa
con ceste piene di panni
a raccontarsi della vita
e del perché erano state date in sposa

Il carbonaio, lo spazzacamino e il vecchio arrotino
si trovano insieme anche stasera
a bere un bicchiere di vino
senza dire una preghiera

La venditrice di caldarroste,
coi marroni caldi
avvolti in uno straccio, nella cestina,
col fazzoletto sulla testa sembrava una vecchina

La balla dei facchini
sempre sbracciati, trasudati
con la battuta sempre pronta
davanti ad una sottana
sembrano aver perso la tramontana

La venditrice di frutta all’angolo della strada
aspetta quel passante
un po’ di mele ,
un caspo di insalata
le basta qualche monetina
per fare la giornata




Il venditore di brustulli e di lupini
col cappello calato sulle ventitrè
si addormenta sempre sotto il sole
e nessuno sa il perché

L’uomo delle saponette
averne una è un beau
cose da signori e nulla più

Il vecchio lampionario
dalla scala va su e giù,
ha le gambe ricurve
e il naso sempre all’insù

Qualche fotografia ingiallita
dentro un baule che nessuno apre più
il ricordo un po’ sfumato di una passata gioventù


(Giovanni Prati)
Copyright 2009 – da “ la strada ” Giovanni Prati