lunedì 4 maggio 2009
Bologna magra
C’era un tempo una Bologna dotta e grassa,
e una Bologna magra
fatta di povere case,
il freddo, il gelido inverno
anche quest’anno arriverà
Quei carretti tirati a braccia
pieni di robe vecchie
legate con corde grosse,
il sanmichele dei poveri
che prima o poi si arrangiano
tra malattie e scarafaggi in cucina
Le lavandaie nel canale
presso la Certosa
con ceste piene di panni
a raccontarsi della vita
e del perché erano state date in sposa
Il carbonaio, lo spazzacamino e il vecchio arrotino
si trovano insieme anche stasera
a bere un bicchiere di vino
senza dire una preghiera
La venditrice di caldarroste,
coi marroni caldi
avvolti in uno straccio, nella cestina,
col fazzoletto sulla testa sembrava una vecchina
La balla dei facchini
sempre sbracciati, trasudati
con la battuta sempre pronta
davanti ad una sottana
sembrano aver perso la tramontana
La venditrice di frutta all’angolo della strada
aspetta quel passante
un po’ di mele ,
un caspo di insalata
le basta qualche monetina
per fare la giornata
Il venditore di brustulli e di lupini
col cappello calato sulle ventitrè
si addormenta sempre sotto il sole
e nessuno sa il perché
L’uomo delle saponette
averne una è un beau
cose da signori e nulla più
Il vecchio lampionario
dalla scala va su e giù,
ha le gambe ricurve
e il naso sempre all’insù
Qualche fotografia ingiallita
dentro un baule che nessuno apre più
il ricordo un po’ sfumato di una passata gioventù
(Giovanni Prati)
Copyright 2009 – da “ la strada ” Giovanni Prati
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