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Guardami ancora negli occhi,
un’ultima volta
Eppure, ci volevamo così bene,
eravamo così felici un tempo
Tu me lo dici adesso
se vuoi possiamo nascondere
la noia
Tutti i giorni
sempre uguali, sempre quelli
inalterati , statici e freddi
Raccolgo questi quattro stracci
devo andare
Da qui nasce la crescente domanda
Senza di te, potrò stare?
La lontananza,
il vuoto che sento
nel mio cuore,
porterò via con me
questo dolore
La fine di un amore
come un mozzicone di sigaretta
sotto la pioggia
buttato lì
Consumato lentamente
tra un bacio e l’altro
tra la notte e il dì
(Giovanni Prati)
Copyright 2007 – da “ Aldebaran” Giovanni Prati
La stagione dell'amore viene e va,i desideri non invecchiano quasi mai con l'età.Se penso a come ho speso male il mio tempoche non tornerà, non ritornerà più.La stagione dell'amore viene e va,all'improvviso senza accorgerti, la vivrai, ti sorprenderà.Ne abbiamo avute di occasioniperdendole; non rimpiangerle, non rimpiangerle mai.Ancora un altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore.Nuove possibilità per conoscersie gli orizzonti perduti non ritornano mai.La stagione dell'amore torneràcon le paure e le scommesse questa volta quanto durerà.Se penso a come ho speso male il mio tempoche non tornerà, non ritornerà più.
(Franco Battiato - La stagione dell'amore -da "Orizzonti perduti", 1983)
Ma come può essere attraente la tristezza? In effetti, mentre una donna che si vede ridere in compagnia di altri chiaramente non sembra aver bisognosi particolari attenzioni, una che se sta sola e infelice davanti al suo caffé fa sperare al potenziale seduttore che lei potrebbe capire le pene di lui dall’altra parte della sala deserta.
La felicità è esclusiva, l’infelicità potenzialmente coinvolgente. L’amante che ha bisogno di sentirsi necessario può quindi scegliere una espressione triste invece di una allegra, poiché spera così di evitare l’insensibilità alla sofferenza, che è implicita nella gioia.
Cercare l’infelicità può voler dire cercare di evitare la competizione implicita nelle espressioni di autosufficienza.
(Alain De Botton – Il piacere di soffrire- Tea)
Caro…, ecco il mio segreto.
E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi. E’ il tempo che tu hai perduto per il tuo lavoro che ha fatto il tuo lavoro importante.
La qualità invisibile, ma essenziale del nostro amore, può essere vista solo con il cuore.
Ecco la fatica dell’amore, la lotta per ciò che unisce.
E’ per questo, caro amore, che ti lascio, perché tu possa continuare a vedere con il cuore…
…
Al risveglio, trovata questa lettera sul tavolo, e lei non più nel letto, mi diressi verso la finestra che si affacciava sui campi. Erano giorni che pioveva, abbassai lo sguardo, lei era lì , quasi ignuda, tutta bagnata. Si allontanava con passo lento, come non aveva fatto mai.
Forse non l’avrei più rivista. Pian piano, al suo scomparire sotto la pioggia, sentivo che mi mancava sempre più. Poi scomparve quasi nel nulla, forse perché era proprio dal nulla che la prima volta mi comparve.
Dopo tanti anni, come allora, anche oggi piove. Ricordo quando la incontrai la prima volta, era seduta a terra, bagnata , ricurva come un mozzicone di sigaretta buttato lì.
Forse le cose, le persone, vanno e vengono con la pioggia, almeno per noi è stato così. Ecco perché amo e odio la pioggia nello stesso tempo, perché non so mai quando porta e quando toglie.
…
Cara…, è passato ormai tanto tempo da quando mi scrivesti la tua lettera d’addio, e da allora non ci siamo più rivisti e sentiti.
Durante questo periodo ho avuto tante cose buone e meno buone, ma sono di nuovo a fare la valigia come allora, e come allora porto con me gli stessi effetti personali: il portaritratti che continua ad essere senza foto; una mela, perchè una mela al giorno toglie il medico di torno; uno spazzolino e il dentifricio, sul quale abbiamo fatto lotte terribile; la cravatta, nel caso qualche incontro di lavoro lo richieda; le calze , possibilmente senza buco; la mia vecchia pallina da tennis, la racchetta l’ho appesa al chiodo già da tempo; un bicchiere, perché tutte le volte che vado in albergo rischio di dover bere alla canna del rubinetto. Cos’altro? Ah, da oggi ho aggiunto anche un libro, dicono che sia una favola. Il suo titolo è “ Pinocchio” , o ancor meglio, le “Le Avventure di Pinocchio “.
Visto che diventare vecchi è tornare ad essere un po’ bambini, ho voluto rispolverare un vecchio libro che leggevo da ragazzo, ma che non avevo mai capito bene.
Caro amore, io sono io, quel burattino che tu hai conosciuto e che non è mai voluto diventare uomo.
Ma va bene così.
( tratto da : Tra verità e menzogna. Se non credete a me, credete almeno a Pinocchio - di Giovanni Prati )

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