venerdì 20 luglio 2007

Storia di un uomo randagio




Vecchio , stracciato e stanco
va’ per la sua strada il monco
e intorno sente alcune risatine
che sembran fatte proprio da bambine
ma son soltanto alcuni topolini
che tra l’immondizia sono intenti
a rosicchiar contenti
e sembran dirgli :
“su , miserabil non sei
se vuoi tu mi dai i tuoi problemi
e io ti do i miei”

Ma continua nel suo cammino
il vecchio stanco
senza il becco di un quattrino
e fra le lacrime dispera
pensando ai suoi dolci occhi da bambino
e a quel che era

Perché non posso tornar indietro?

Perché non posso tornar piccino?

Anche allora non avevo un becco di un quattrino
ma non ci pensavo
e a giocare coi compagni me ne stavo

Adesso invece sono vecchio e solo
dei soldi proprio non mi duolo
è la tristezza
è la solitudine , che mi fan paura
al resto non do cura

E girava ormai a tentoni
per la stanchezza , lungo i portoni
il vecchierel scontento
e ammirava il mondo da lì, dai bidoni
poi d’un tratto qualcosa l’accecò
vide la pistola e si chinò
la prese in mano e si rabbrividì

Lo videro il vecchierel scontento
solo tra i suoi bidoni
solo tra il suo mondo inutile, di sogni di spazzatura
solo il rusco gli offrì sepoltura.


(Giovanni Prati)

Copyright 2003 – da “ Ancora più in là, ed oltre…” Giovanni Prati




“Ho pianto, come spesso faccio quando penso a qualcuno che non c’è più su questa terra, ma che per me esisterà per sempre. MA questa volta le lacrime sono quasi rabbia, rabbia per l’impotenza nella quale ti trovi in certi momenti della vita. Rabbia d’impotenza davanti alle situazioni e alle avversità della vita. Purtroppo parlo di cose materiali, tutte quelle cose materiali che non ci porteremo via quando anche per noi arriverà l’ora del trapasso. Purtroppo di materia è fatto e vive l’uomo, quindi è inutile fare discorsi difficili. Resta lo stesso la rabbia di rendersi conto che non si è nelle condizioni di poter aiutare chi ti ha dato tanto. Tu non puoi dare niente.
Forse l’inferno è nella nascita, il purgatorio nella vita e il paradiso nella morte?
Non di discorsi inutili ho bisogno in questi momenti.In ogni modo non saremo mai giudici di noi stessi.”

(Vincenzo Mangiapane- I Vecchi non dimenticano—Ed.Nuovi Autori)

Nel cimitero dl Père-Lachaise, in vicinanza della fossa comune, lontano dal quartiere elegante di quella città dei sepolcri, lontano da tutte quelle tombe stravaganti che ostentano di fronte all’eternità le orribili mode della morte, v’è , in un angolo deserto, lungo un vecchio muro, sotto un grande tasso lungo il quale si arrampicano, in mezzo alla gramigna ed al muschio, i convolvoli, una pietra . Quella pietra non è più delle altre esente dalla lebbra del tempo, dalla muffa, dal lichene e dallo sterco degli uccelli; l’acqua la fa divenire verde, l’aria l’annerisce. Non è vicina ad alcun sentiero, e a nessuno viene in mente d’andare da quella parte, perché l’erba vi cresce folta e ci si bagna subito i piedi. Quando v’è un po’ di sole, vengono le lucertole;intorno intorno, è tutto un fremere d’avena selvatica. In primavera, le capinere cantano sull’albero.
Quella pietra è completamente spoglia. Colui che la tagliò pensò soltanto al puro necessario della tomba e l’unica cura fu di far la pietra abbastanza stretta perché potesse coprire un uomo.
Non vi si legge alcun nome.
Solo ( sono passati molti anni da allora), una mano vi scrisse con la matita codesti quattro versi, divenuti a poco a poco illeggibili sotto la pioggia e sotto la polvere e che, probabilmente, oggi sono scomparsi:

Ei dorme. Sebben strana fosse con lui la morte,
Vivea. L’angel suo sparve, ed egli venne a morte.
Così, semplicemente, la vita sua finì,
Come la notte scende, quando tramonta il dì.

( I Miserabili di Victor Hugo )



Storia di un uomo randagio, una poesia che scrissi da ragazzo, ormai quasi trentacinque anni fa.

Una poesia, che mi ha accompagnato per tutta la vita, una delle prime , a cui sono legato di più.

Una poesia scritta in chiave ironica, ove veniva rappresentata la morte di un vagabondo, davanti alla tanta indifferenza delle persone che lo circondavano.

Quei topolini, che altro non erano, e tuttora continuano ad essere , quelle persone di cui ci attorniamo, sempre pronte a dire e ridire su ogni cosa, anche sulla “miseria” degli altri, tanto sono presi a loro volta a dover nascondere la propria.

Il ricordo di quel monco, di quel vecchio a cui mancava qualcosa d’importante; monco della solidarietà ed affetto degli altri. Il suo continuo ricordo , di quando , da giovane, pur povero, passava le giornate in compagnia dei suoi amici, quei pochi e veri, che il tempo, a poco a poco, gli aveva portato via.

Restato solo, in una società ormai “diversa “, nella quale non riusciva più a ritrovarsi , iniziò il suo cammino alla ricerca di qualcosa , di qualcuno… girava ormai a tentoni per la stanchezza, lungo i portoni…ma in una società , ove i vecchi e i bambini, cominciavano a contare (economicamente) sempre meno, le porte si chiudevano sempre di più.

L’inizio di una società sempre più portata a dare importanza a tutte quelle cose materiali che non ci porteremo via quando anche per noi arriverà l’ora del trapasso.

La soluzione a tutti i problemi della vita, ad un certo punto. sembrava proprio essere lì, a portata di mano…Vide la pistola e si chinò.
Tanta era la paura , di fronte a quel disperato gesto… la prese in mano e si rabbrividì.

Poi , l’amara decisione.

Tutti lo videro…, era giacente lì, in mezzo ai bidoni dell’immondizia.

Ma a chi mai importava, in fondo altro non era che un vecchio , un barbone, un peso per la società. Uno in meno!

Tanto valeva far finta di niente, caricarlo sul camion della spazzatura…
solo il rusco gli offrì sepoltura.





Così, semplicemente, la vita sua finì,
Come la notte scende , quando tramonta il dì.

Dopo tanti anni, continuiamo , sempre più , a morire davanti a quei “bidoni della spazzatura “, che altro non sono che le nostre case, i nostri uffici, le nostre città, ove ci troviamo sempre più ad essere soli con noi stessi, mentre fuori continuano a girare quei topolini che tra l’immondizia sono intenti , della nostra vita, a rosicchiar contenti…

Nel cimitero, lontano da tutte quelle tombe stravaganti , in un angolo deserto, lungo un vecchio muro, continua a girare a tentoni l’angel di quel vecchierel scontento, tra le tombe, ancora lì, alla ricerca della sua.

( Un pensiero di Giovanni Prati )