
Mi parlò
in silenzio
guardandomi negli occhi
Mi abbracciò
con tanta tenerezza
quasi a volermi
incoraggiare alla vita
Un’altalena
tesa tra due alberi
in una fredda giornata d’inverno
coperta di neve,
invitava al gioco
Sono passato
accanto a quella vecchia casa
ho attraversato quella piazza
ora più deserta che mai,
anche la campana della chiesa
ha smesso di suonare
E’ domenica
Un vecchio
con passo lento
si avvia
ad ascoltare il parroco
e la sua omelia
accompagnato da un gatto randagio
che si ferma sui gradini della chiesa
non entra
è troppo furbo
un calcio
ed un insulto
lo costringerebbero ad andare via
C’è anche Lulù
bella più che mai
una signora d’altri tempi
porta sempre i guanti bianchi
non se li toglie mai
Ecco, Astolfo
ha con sé la sua gallina
qui lo sanno tutti
è un poco matto
è la mascotte
di questo piccolo paese,
ogni tanto dice:
“Mi fai veder dal buco,
quella donna
con quel gran sedere?”
Immagini di un mondo
ormai in vetrina
qualche foto
lì appesa,
un invito a ricordare
Un altro inverno sta per arrivare
ho legato l’altalena
così che il vento
non la faccia dondolare
(Giovanni Prati)
Copyright 2005 – da “ gli uni e gli altri ” Giovanni Prati
“L’inverno aveva raffreddato ogni cosa e mi sentivo tremendamente inquieto,Esther mi mancava ogni ora, come e più di un’amica.
Ma cosa occorre alla gente per sentirsi viva, cosa ne comanda i ritmi e i percorsi del sangue, dentro queste vecchie strade del corpo già logore, nell’ipocrisia della carne, per sfruttare sino in fondo ogni attimo?
…
-Che sciocco che sei, nessuno mi vede, solo tu… sono io, toccami, sono venuta a cercarti, mi vuoi ancora bene?
-Certo che ti voglio bene, per sempre …vedi? Questo è il posto dove vengo per estraniarmi dal mondo. “
(Loris Biagi- Il vento va- Flashbook)
“ Il tempo che passa sottrae gli anni, gli amici, ma ti lascia i ricordi, le nostalgie, i rimpianti. Ciò che dovremmo temere di più non è l’incomprensione, ma l’oblio per tutto ciò che ci ha resi quello che siamo.
Forse il meglio della vita sta in quel piccolo spazio segreto dove abitano le illusioni. Esse si fanno avanti ogni volta che le piante dei giardini del mondo si spogliano.
Le foglie cadute, che il vento ha portato via, sono le illusioni svanite, quelle che rimangono adagiate sull’erba sono i nostri sogni.
Il mio giardino è sempre stato pieno di foglie.”
(Romano Battaglia- Con i tuoi occhi – Rizzoli)
Al centro di una piccola piazza…
Sono certo che la piazza racchiude i segreti di tutti, meravigliosa quella con a lato la piccola chiesetta col campanile, a fronte il bar del vecchio Gino, ancora con le sedie impagliate, allineate fuori, per permettere alle persone del luogo di ammirare quei pochi “stranieri”, arrivati lì perché si sono persi, le belle donne a passeggio la domenica, in attesa che il curato chiami tutti alla messa, con il suo batter di mani, perché la campana del paese è da tempo rotta e di soldi in sagrestia non ce ne sono più.
Un paese dove tutti si conoscono, si riconoscono…
Ognuno coi suoi difetti, con le proprie virtù.
C’è sempre in ogni piccolo paese , quello che tutti chiamano il “matto”, colui che tutti dicono aver perso il filo della ragione, sempre pronto a toccare il culo alle signore.
Poi arriva l’inverno e questi piccoli paesi si coprono di neve, che quasi mai viene spalata, se non all’ingresso del cancello di ogni casa, tanto da non sciogliersi prima della primavera inoltrata. Sono talmente belli da farne fotografie da appendere nelle vetrine delle nostre affollate città.
Qui ogni casa ha il suo giardino, ogni giardino ha il suo albero, quasi sempre con appesa un’altalena fatta da una tavolozza di legno e due robuste corde agganciate ai rami, per ricordare a tutti che da lì è passato un bambino.
In questo paese mi vorrei fermare, riuscirei ad attraversare la piazza ad occhi chiusi senza inciampare, saluterei Gino al bar, il curato fuori dalla chiesa, poi mi avvicinerei a quell’altalena che avevo legato quando me ne ero andato via, mi farei nuovamente dondolare da Astolfo, quel matto e dalla sua allegria.
Solo per un attimo, girerei la testa, e mi fermerei a pensare…
quale sia la scelta giusta: andare, oppure, restare?
Nel dubbio, prenderei in braccio la gallina e mi metterei a cantare, il mondo me lo butterei alle spalle, porterei con me solo pochi amici, quelle persone che a loro modo mi hanno voluto un po’ di bene, tutto il resto lo manderei a …
Ci siamo capiti…,al centro di una piccola piazza,
in questo posto dove vengo per estraniarmi dal mondo,
in questo piccolo spazio segreto dove abitano le illusioni,
almeno col pensiero lasciatemelo fare.
(Un pensiero di Giovanni Prati)

Nessun commento:
Posta un commento