
Col cuore a pezzi
giro tra queste stanze
abbandonato al mio dolore
Riguardo queste foto
che non ho mai ordinato
Chissà dove sei, con chi sei
Oltre quel muro
non c’è alcun giardino
rimorsi, che non mi danno scampo
le giornate sempre nello stesso modo
dalle quali più volte ho cercato di fuggire,
ma invano
La lettera che mi hai lasciato
e quel saluto che ti sei portato via
Questa mia anima
non potrà mai più trovare compagnia
non ho lasciato al tempo il suo momento
ed ho permesso che ti portasse via
Non so se avrò quell’ attimo
se un istante ancora mi concederai
per poterti riabbracciare
e chiederti perdono,
figlio mio,
com'è giusto sia,
come non ho fatto mai
( Giovanni Prati)
Copyright 2004 – da “ Forse un giorno, non molto lontano…” Giovanni Prati
A volte si ha quasi la sensazione che alcuni genitori vogliano acquistare l’affetto dei propri figli o farsi perdonare col denaro il peso dell’assenza. E’ chiaro che si tratta di una scelta quanto mai infelice, inutile e spesso controproducente.
Ma alla luce di simili comportamenti sta un rapporto malato tra l’adulto e il denaro. Al contrario è compito dei genitori far capire ai figli il valore dei soldi e quando i ragazzi sono al cospetto di altri più ricchi bisogna spiegare la diversità e il sottile confine che divide una sana ambizione di miglioramento da una corrosiva invidia di simulazione.
Il grande pericolo del denaro è che ci porta a pensare che noi siamo i soldi che abbiamo.
Gianna Schelotto – Raffaele Morelli – Uno sconosciuto in casa- Riza -dossier
Non voglio più sentirli. Sono forti, ruvidi e invadenti, e ti possono aggredire in ogni momento. Sono i rimorsi, che competono e litigano tra loro, mentre io ho l’amara consapevolezza che il vincitore mi annienterà. Ne sono succube, ma la vera gara è tra loro.
Comparsa nella vita e regista di me stessa, osservo quegli attori emergenti e solo a me noti, che altro non sono se non i miei pentimenti.
Stanno gridando, qualcuno li faccia smettere. Una volta sopraggiunta la debolezza, non potrò più combattere e prenderanno il sopravvento.
A quel punto sarò costretta a interrompere le riprese ed il film non avrà mai un finale.
Io, però, conosco quel finale, ed il suo avvento è certo come una sola cosa al mondo, l’unica e indiscutibile.
Nessun articolo sul giornale, per quella regista che, ignara, ha scelto con cura i protagonisti che l’hanno finita.
Ora si stanno picchiando. Non ho mai autorizzato questa scena, squallido confronto tra amore ed impotenza, e odio questo dualismo sempre presente in cui il più puro dei sentimenti fa a pugni col più subdolo degli egoismi.
Come quando l’afa ti soffoca ed il troppo caldo ti spossa al punto da non farti più reagire, così, come presa da vertigini, non riesco a premiare il campione, quello che dovrebbe vincere secondo giustizia naturale.
Ogni volta ci ricado e passo da forte guida ad arbitro imparziale, e non vorrei dover essere così versatile nei mestieri della vita, quella reale, fatta di giornate ben più lunghe di otto ore ed emozioni ben più intense del fallimento di un film.
Non vorrei, eppure un giorno dovrò anche recitare il ruolo di ospite d’onore alla triste cerimonia e consegnare la medaglia al vincitore, a chi, uccidendo l’avversario, colpirà anche me. Dovrò, fra applausi e sguardi indiscreti, tagliare il nastro, non per inaugurare, ma per saldare il conto.
Ma allora, dopo aver commemorato la fine, finalmente sola, griderò io.
E quando, dopo molti anni, avrò svuotato le tasche anche dell’ultima lacrima, sarà giunto il momento di proseguire, e magari di improvvisarmi scrittrice.
Ne usciranno versi di bambina, per purificare e respirare quell’aria ormai pesante, per concedermi nuovamente momenti di abbandono al pianto, liberatorio, di chi è lontano dalla folla, restituito a nuova vita.
Gridano ancora. Anche lontana, isolata nella mia casa di campagna, riesco ugualmente a sentirli.
Come farli smettere?
Se tutto ha un prezzo chiederei all’ignoranza quanto, quanto poter dare per farli uccidere. Non c’è sicario in grado di farlo.
Ma come hanno fatto a trovarmi? Fateli smettere, ho bisogno di silenzio. E’ il solo silenzio che vorrei, quello che non si può comprare né trovare in nessun luogo, neanche il più remoto. E’ una quiete serena, è la quiete della coscienza.
C’è un solo grande silenzio, purtroppo, e quello si può anche comprare.
( Il rimorso ) – una cara amica – una grande poetessa
Da piccoli pronunciavamo spesso una frase ( …) dopo un semplice litigio, o quando facevamo in qualche modo inquietare i nostri genitori.
E tutte le cose andavano a posto da sole.
Poi col crescere abbiamo perso anche questa “umana “ abitudine. E dei nostri conflitti, delle nostre incomprensioni ne abbiamo fatto un’arma invincibile , di “ guerra “ che non risparmia nessuno.
Un padre che si trova abbandonato dal figlio che a sua volta era stato abbandonato dal padre.
Una lettera senza alcun saluto
Un genitore che si rende conto, solo ora, di averlo perduto.
Non trova più conforto nel lavoro , ed anche il vile denaro per il quale aveva lavorato tutta una vita , altro ora non è che quelle trenta monete pagate a un “giuda”.
Sente di aver tradito i suoi affetti, e si abbandona nel dolore, nel rimorso
Ma cos’è il rimorso?
Ci sono ancora persone che hanno dei rimorsi ?
Non devi fare così, altrimenti…
E no! Io lo faccio lo stesso!
Ed ecco l’emergere del nostro senso di colpa, abbiamo fatto qualcosa che , almeno agli occhi degli altri, non dovevamo fare. Come rimediare? Come vivere ciò che è accaduto con il cuore sereno? E così ci rimuginiamo sopra, cerchiamo soluzioni a fatti del passato, ricostruiamo e riadattiamo a noi gli eventi prima e dopo ,sui quali costruiamo il nostro dolore.
Maledetto idiota che sono stato ,continuo a dire.
La vita non è bella e breve , ma è lunga ,infinitamente lunga e difficile. Lo sconforto prende il sopravvento. La colpa. La vergogna di noi stessi, a tal punto da considerare questa , una vita di “ merda”. Non siamo più degni e meritevoli neanche di guardarci allo specchio e vorremmo porre un rimedio , una fine a tutto.
E così noi stessi diventiamo il regista del nostro film , della nostra vita, un film nel quale siamo anche comparse, attori di primo piano, pubblico e aiutanti dietro le quinte , vittime consapevoli e carnefici .
Quando poi queste cose capitano in famiglia allora ci si sente infinitamente ancora più vuoti dentro, l’orgoglio che prima aveva preso il sopravvento comincia a sgretolarsi, e dietro al quel muro di casa non c’è più quel giardino, dove un tempo i nostri figli crescevano come fiori. Abbiamo smesso di parlarci, torniamo a casa stanchi dal lavoro, dopo una giornata piena di conflitti, facciamo i conti e vediamo che manca sempre più di un giorno per arrivare a questo fine mese ; accendiamo la televisione , e li vediamo … sono tutti lì, belli , spensierati, ad inventarsi falsi miti e stupidi problemi.
Infine è già tardi e anche oggi un’altra giornata se ne è andata via, mentre nostro figlio era lì che aspettava un nostro gesto, anche solo una semplice partita a carte, come si faceva un tempo in campagnia, prima di andare a coricarsi, si brindava al giorno che era andato via, e si affrontava quello dopo , tutti insieme, con una gran forza , uniti e con quel giusto spirito d’allegria.
Ma quando è cominciato questo film che non ha più fine?
I nostri rimorsi!
Va da sé che la nostra mente si sofferma su quell’unico pensiero che continua ad assillarci : come farli smettere?
C’è chi dice che questo finirà solo quando si sarà imparata la lezione, altri dicono che non finirà mai, altri ancora dicono che c’è un solo modo, quello di comprare il silenzio.
La nostra grande stupidità non sta nell’aver fatto degli errori, ma nel continuare a “ volerli” fare.
Fermati. Spegni la luce. Guardati dentro.
Arrenditi!
Sai che puoi essere migliore.
Prova a fare la cosa più importante di questa vita : impara ad amare, ma ancor più impara a farti amare, e vedrai che loro non saranno più lì con te, ma soprattutto non dimenticare quella frase che un tempo dicevamo da bambini…
Facciamo pace !
Facciamola ora ,prima che il rimorso con il suo silenzio, possa comprarsela e se la porti via.
Un pensiero di Giovanni Prati

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