domenica 3 febbraio 2008

Carnevale


Carnevale


Si sta spegnendo il lume

Bambini e maschere

Coriandoli e stelle tra i capelli

Una risata nascosta in un sacco

Forse non siamo più bambini


(Giovanni Prati)

Copyright 2003 – da “ Ancora più in là, ed oltre…” Giovanni Prati




Oltre al Corso avevano luogo, durante il Giovedì Grasso, e gli ultimi giorni di Carnevale, la passeggiata delle maschere che si svolgeva, generalmente, verso la fine dl secolo scorso e agli inizi del nostro, nel Pavaglione, ma soprattutto in via Rizzoli e in via Indipendenza. Fra i Domino, cioè personaggi camuffati con una palandrana di seta nera con cappuccio e mezza mascherina con pizzo, le maschere in costume esotico, i Pierrots, ecc., godevano del favore del pubblico i Sabbion, cioè individui mascherati da contadini. Il sabbion era il figlio dell’ottocentesco villan, una specie di Narciso dal cappello di feltro e nastri, gabbana alla goldoniana, braghe corte,calze bianche, con maschera esprimente stupidità a tutta prova, con una fioritura di bruguel(bottoni o bugni) su di un grande naso volto all’alto. Il villan si traeva seco una beccaccia morta e un granadel dla farina (scopino per raccogliere la farina), che appoggiava barbaramente sui connotati delle sue conoscenze, limitandosi con gli estranei ad avvicinare alla loro faccia la pizzacchera ( beccaccia), dicendo in contadinesco: - Camper a j ho qué l’usel – (compare ho qui l’uccello).

(Alessandro Cervellati – Bologna Divertita – Tamari Editori -1963-)


Forse non siamo più bambini…

Ricordo ancora le feste di Carnevale in piazza a Bologna, quando ero bambino e poi da ragazzo, qualcosa di fantastico, di indescrivibile;
Piazza Maggiore piena di gente, così pure tutte le vie del centro: Indipendenza , Rizzoli, Ugo Bassi...
Papà , mamme, tanti nonni e bambini in maschera. I ragazzi che cercavano di corteggiare le ragazze strappando loro un bacio, perché si diceva - a carnevale tutto si può fare …ogni scherzo vale-.
I carri allegorici partivano dalla Montagnola e percorrevano le vie del centro, mentre i più fortunati che vi erano saliti sopra lanciavano stelle filanti, coriandoli e caramelle ai passanti.
Una meravigliosa festa che ci siamo lasciati portar via da un consumismo beffardo e moderno. Difficile è raccontarlo ora, ai nostri bambini, così com’era, nella sua semplicità ed estrosità. Ricordo l’ultimo mio carnevale quando mi vestii da Igor, il gobbo di Frankestein Junior. A differenza di pochi giovani che avevano le possibilità di indossare abiti costosi di maschere quali principi,cawboy, dame e fate, io e la mia compagnia di amici non avevamo un ghello ( soldo), quindi dovevamo arrangiarsi con quello che si trovava in casa. Quel Giovedì Grasso, presi di nascosto i pantaloni di mio padre( con la copertura di mia madre ) che arrotolai nel fondo e strinsi non so di quanto la cintura, tanto mi erano larghi; il mantello lo recuperai dall’armadio del nonno mentre dormiva in poltrona, e con la matita da trucco di mia madre iniziai la trasformazione.
Ci trovammo, da lì a poco, tutti sotto casa, ognuno di noi ragazzi si era inventato qualcosa, chi si era vestito come contadino , chi un vecchio col bastone, chi una lavandaia, chi un frate con un sacco come saio, chi una maestrina con gli occhiali… eravamo semplicemente fantastici e tutto quanto a costo zero.
Oggi i nostri bambini vedono alla televisione il carnevale di Venezia, di Cento , di Rio , accontentandosi di partecipare ad una festa privata, a casa di qualcuno, indossando abiti pieni di lustrini, per non essere da meno… poveri bambini!
La colpa non è loro, è della nostra generazione che si è fatta scappare quel poco di buono che c’era rimasto del nostro carnevale.

Forse non siamo più bambini…, diciamoci la verità, è che non siamo più capaci d’improvvisare, le nostre maschere camminano per strada tutti giorni e non sanno più scherzare.

Forse è meglio se riportiamo il Carnevale!!!

( Un pensiero di Giovanni Prati)

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