lunedì 6 luglio 2009
A bassa voce
Me ne vorrei andare, andare lontano
dove nessuno mi conosce
per vivere ancora quel po’ che mi resta
di questo scampolo di vita
Lontano dalle cose comuni di tutti i giorni,
dalle solite facce
dai soliti problemi
da una vita che mi sono costruito attorno
per proteggermi solo da me stesso
Oggi ho rivisto la mia vecchia casa
ove sono nato ed ho giocato da bambino
una piccola casa ormai schiacciata dalla metropoli,
c’è ancora quel piccolo alberello
su cui mi arrampicavo
ogni tanto cadevo
In quel fazzoletto d’orto, la tenera insalata
che con tanta cura avevo seminato poco prima
Le sere d’estate
l’inizio della battaglia all’aperto con le zanzare
mentre le rondini erano già migrate via
Una battaglia che era un gioco,
fatta con un pezzo di legno
attaccate tante strisce di carta
lasciate libere al vento, a disturbare
Una modesta panchina di legno,
aggiustata un po’ qua ed un po’ là
sulla quale ci raccontavamo le nostre storie,
a volte le stesse, raccontate più volte,
il canto delle cicale
che ci teneva svegli fino a tarda notte
Quel Pinocchio di legno
che il nonno aveva costruito
e che portavo ogni sera a letto con me
Me ne vorrei andare, andare lontano
per ritrovare quel luogo
fatto di piccole cose
dove poter continuare ad assaporare
la bellezza della vita.
Tutto questo sembra non più possibile
non esistere più
per un bizzarro gioco del destino
Dimmi che non può essere vero
L’età che più non torna
imprigiono i miei ricordi
cara, dolce memoria
Te lo dico a bassa voce
le nostre storie sono migliori
della realtà
(Giovanni Prati)
Copyright 2009 – da “ la strada ” Giovanni Prati
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