
La sedia è vuota
il piccolo sipario si apre
le maschere entrano in scena
tutte uguali
La recita ha inizio
e il silenzio irrompe
tutte maschere uguali
tutte in scena
senza voce
La sedia è vuota
piano, piano
una ad una
le maschere scoprono il loro volto
tutte uguali
per tanti volti diversi
La sedia è vuota
e le maschere si guardano
negli occhi
mai prima d’ora
e solo ora
La sedia è vuota
tutte maschere uguali
per tanti volti diversi
per un unico Arlecchino
che oramai non recita più
Una maschera
una sedia vuota
e quell’ Arlecchino
che amavo
che dentro di me
non sento più
(Giovanni Prati)
Copyright 2004 – da “Forse un giorno non molto lontano …” Giovanni Prati
“ Ne Il servitore di due padroni di Carlo Goldoni appare il gioco di Arlecchino che disperatamente cerca di servire due padroni per spegnere la sua fame universale. Sotto il gioco iridescente è sempre presente il mondo dei comici che recitano ogni sera con fatica il tema dei rapporti tra servi e padroni, tra chi può permettersi il gioco dei drammi d’amore e chi deve arrangiarsi come meglio può per arrivare al domani.”
di Paolo Bosisio
“La maschera impone un obbligo particolare non la si può toccare. Come la tocchi , calzata sul tuo viso, sparisce. La maschera appare contaminata, diventa un aggeggio ributtante. Il fatto di vedere le mani sopra la maschera è deleterio, insopportabile. Non te lo puoi permettere. Mentre parli, i gesti che compi appaiono amplificati. E’ il valore del corpo che determina il peso della maschera… Sotto , la mia faccia rimane impassibile, senza espressione, perché tutta l’espressione alla maschera la dà il corpo.”
Dario Fo da il Manuale Minimo dell’attore
Si dice che anche le maschere hanno una casa: qual è la vostra dimora?
Forse merita tenere conto che Arlecchino , nelle sue vesti goffe e balorde , è servo sulla scena come il più delle volte lo siamo tutti noi.
Sono sempre stato legato alla maschera di Arlecchino,forse perché è come tanti di noi uno zani o se preferite uno zanni o se preferite ancora un Giovanni o ancor più nel profondo un contadino.
E se questo contadino un bel giorno decidesse di lasciare la scena, a chi interesserebbe ?
Forse a nessuno “…tutte maschere uguali per tanti volti diversi…”
Si dice che ci sono tante maschere quanti sono i volti del sé .
Ognuno di noi ne porta sempre indosso almeno una, la porta di notte con sé nei sogni, al mattino quando si guarda allo specchio e stenta a riconoscersi, durante le ore del giorno, al lavoro e tra un caffé e l’altro. Non riesce a togliersela nemmeno quando si lava il viso. E’ la maschera di Arlecchino, … “ che oramai non recita più…”
quell’Arlecchino che ognuno di noi ha sempre amato e che oggi non sente più.
Un pensiero di Giovanni Prati

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